Uomini H

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Voto:

Le autorità di Tokyo si trovano dinanzi a un enigma inquietante: la misteriosa scomparsa in strada dello spacciatore Misaki che ha lasciato dietro di sé soltanto gli indumenti sul selciato. L'indagine si concentra immediatamente su Chikako Arai (Yumi Shirakawa), cantante di un locale notturno e compagna, ma lei si dice estranea ai fatti. Quando altri individui cominciano a dissolversi con modalità analoghe, gli investigatori ricevono la visita del dottor Masada (Kenji Sahara) che avanza un'ipotesi sconcertante: le radiazioni atomiche starebbero provocando la liquefazione molecolare degli esseri umani. Lo scienziato conduce l'ispettore Tominaga (Akihiko Hirata) e suoi detective presso i marinai sopravvissuti del mercantile Ryujinmaru, i quali riferiscono di essere saliti a bordo di un peschereccio alla deriva dove furono aggrediti da un'entità gelatinosa e fosforescente capace di dissolvere chiunque sfiorasse.


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LA RECE

Esperimento ibrido tra poliziesco noir e horror atomico che anticipa di pochissimo The Blob americano. Gli Uomini H incarnano una metafora del trauma nucleare giapponese, più sottile del gigantesco Godzilla. Nonostante personaggi poco profondi e ritmo sincopato tra indagine gangsteristica e sequenze mostruose, il film resta efficace nelle scene perturbanti e pionieristico nel sottogenere body melt.

Nella filmografia di Ishirō Honda, Bijo to ekitai ningen - letteralmente "La bella e gli uomini liquidi" - rappresenta un singolare esperimento di ibridazione generica che documenta la fase esplorativa della Toho nel periodo immediatamente successivo al trionfo di Godzilla (1954). Realizzato nel 1958 - lo stesso anno del coevo americano Fluido mortale (the Blob) ma con alcune settimane di anticipo - il film testimonia il tentativo dello studio giapponese di declinare l'ansia nucleare attraverso nuove morfologie mostruose, abbandonando temporaneamente il kaiju classico per interrogare la dimensione body horror (e body melt, ancor più nello specifico) della contaminazione radioattiva. La sceneggiatura è biforcuta e oscilla tra le convenzioni del poliziesco noir e quelle del body horror fantascientifico. Il prologo, con il suo montaggio di repertorio sulle esplosioni nucleari, situa immediatamente il racconto all'ombra della bomba atomica che continuava a incombere sulla coscienza nazionale giapponese. Tuttavia, la sequenza d'apertura inganna: per i primi trenta minuti, il film si comporta come un thriller gangsteristico di ispirazione americana, seguendo l'indagine poliziesca dell'ispettore Tominaga sull'ambiente criminale dei nightclub di Tokyo, una mossa per approssimarsi al cinema di genere occidentale ed aumentarne la vendibilità all'estero (apice, i numeri musicali in inglese interpretati da Yumi Shirakawa nel nightclub), pur mantenendo una specificità culturale nipponica. La vera natura del film emerge gradualmente attraverso le apparizioni perturbanti degli Uomini H, marinai trasformati dalle radiazioni in entità ectoplasmatiche che conservano memoria della propria umanità perduta. Si tratta di creature insidiose e capaci di infiltrarsi attraverso le fessure delle porte e di dissolvere i corpi umani lasciando solo gli indumenti collassati. L'intuizione di Kimura fu dare forma visiva alla carne umana contaminata: il liquido, il gassoso, il fungino, così come vedremo anche in una una Nube di terrore (1960) e Matango (1963). Nonostante l’estetica da pellicola occidentale che rende gradevole la messa in quadro (almeno ai nostri occhi), la narrativa resta un po’ fiacca e i personaggi funzionali al racconto ma privi di spessore emotivo: la cantante Chikako rimane sostanzialmente un oggetto passivo conteso tra gangster, polizia e mostri, mentre il dottor Masada incarna il classico scienziato razionalista incapace di convincere le autorità della natura soprannaturale della minaccia. Tuttavia, quando Honda si concentra sulle scene perturbanti, il film si dimostra efficace: le sequenze a bordo della “ghost ship”, con l'equipaggio mutato in presenze spettrali e le forme verdi luminescenti che scivolano nel buio, possiedono un’innegabile qualità sinistra. Il film culmina in un lungo epilogo nelle fogne di Tokyo; lì, Honda orchestra un finale apocalittico con gli uomini H che fluttuano luminosi sopra fiumi di liquame, mentre la polizia tenta di incenerirli attraverso una cortina di fuoco. Per cui, pollice moderatamente verso per la natura ibrida del film, una natura non completamente risolta, fra poliziesco procedurale e atomic-monster, che produce un ritmo sincopato in cui le porzioni investigative rallentano la progressione verso le sequenze mostruose che costituiscono il vero nucleo del film. Inoltre, circa gli uomini H, non è chiaro perché queste creature tornino "a casa" o cosa le motivi ad aggredire specifici individui, e questa indeterminatezza finisce per indebolire la coerenza del tutto. Pollicione in su, invece, per il film riletto attraverso la lente del “cinema post-traumatico”: il lavoro di Honda emerge come un documento significativo dell'elaborazione culturale del disastro nucleare giapponese; se Godzilla rappresentava la distruzione visibile e catastrofica delle città, gli uomini H incarnano una paura più sottile e pervasiva, qualcosa tra vita e non-vita, una metafora più insidiosa e moderna rispetto al gigantesco kaiju. Non un film stranoto, tuttavia un esperimento interessante ed uno delle prime pellicole del sotto-sottogenere body melt. Da recuperare.

TRIVIA

Ishiro Honda (1911-1993) dixit: “Provo una sorta di odio nei confronti delle armi nucleari. È terribile fabbricare armi così devastanti e usarle su una città dopo l'altra. È stato proprio questo sentimento, in quanto regista, che mi ha spinto a non esitare un solo istante nel dare vita a Godzilla nel film.” (IMDb.com).

⟡ Come per Godzilla (1954), la storia è stata ispirata dal destino della La Daigo Fukuryū Maru ("barca del drago fortunato numero cinque"), nave giapponese per la pesca dei tonni, contaminata dalle radiazioni provocate da un esperimento nucleare statunitense sull'Atollo di Bikini, eseguito il primo marzo 1954, facendo brillare una bomba all’idrogeno (Bomba H).

⟡ Nella versione originale giapponese, gli investigatori danno molta importanza al fatto che Chikako possieda un televisore. All'epoca in cui il film è stato girato, nel 1958, un televisore era ancora fuori dalla portata economica della famiglia giapponese media.

⟡ La voce di Yumi Shirakawa (per le due canzoni del film) è interpretata dalla famosa starlet giapponese del jazz Martha Miyake.

⟡ L'effetto di dissoluzione è stato creato sgonfiando figure umane gonfiabili a grandezza naturale, filmandole al rallentatore e poi riproducendo il filmato a velocità normale.

⟡ All'ingresso di alcuni cinema dove era in programma l'uscita del film, come gimmick era esposta una vittima sciolta: consisteva in un paio di scarpe con camicia e pantaloni e un parrucchino ammucchiati sopra.

⟡ In alcuni cinema in prima visione, i primi spettatori in fila hanno ricevuto un giocattolo degli Uomini H che, però, pare nessuno abbia conservato; perciò, non esiste descrizione di questo oggetto!.

Fast rating

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Titolo originale

Bijo to ekitai ningen

Regista:

Ishirô Honda

Durata, fotografia

86', colore

Paese:

Giappone

Anno

1958

Scritto da Exxagon nel gennaio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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