V/H/S/94

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Voto:

Un'unità speciale antiterrorismo fa irruzione in un edificio abbandonato dove una setta ha compiuto un suicidio di massa. Tra i cadaveri e i monitor ancora accesi, gli agenti scoprono numerose videocassette VHS contenenti registrazioni maledette. Il meccanismo del franchise nato nel 2012 con V/H/S per mano di Roxanne Benjamin, Gary Binkow e Brad Miska è, bene o male, sempre il medesimo ma, dopo una serie di fratelli non proprio esaltanti e i risultati altalenanti tipici dei portmanteau horror, nei quali alcuni episodi colpiscono nel segno ed altri parecchio meno, V/H/S/94 sembra riuscire meglio di altri a rivendicare con buon gusto la propria marginalità e la propria appartenenza al genere dei midnight movie. In un'epoca in cui l'horror mainstream ha il naso all’insù a furia di mirare al "elevated", V/H/S/94 rivendica il proprio diritto a soggiornare sullo scaffale sporco del videonoleggio. Se solo esistesse ancora. La scelta di ambientare interamente la narrazione nel 1994 sembra richiamare proprio quel mood, recuperando l'estetica delle videocassette VHS con la loro grana caratteristica, i disturbi del segnale, i tracking errors. La regia corale offre episodi di qualità variabile ma uniti da un'intensità viscerale che manca a tanta parte dell'horror contemporaneo. La wraparound story, ovvero la cornice, è Holy Hell di Jennifer Reeder (Perpetrator, 2023) costruisce l'episodio cornice come un dispositivo metatestuale, quasi la versione splatter del Videodrome (1983) di Cronenberg, interroga il rapporto tra visione e contaminazione: per gli agenti della task force, guardare i nastri significa essere infettati dalla loro logica che vuole che immagini che non si limitino a rappresentare la realtà, ma la riscrivano, la deformano, la sostituiscono. Storm Drain di Chloe Okuno (Watcher, 2022) vede l’ambiziosa reporter (Anna Hopkins) andarsi ad infilare nelle fogne per indagare il mito del Raatma, creatura mostruosa e divinizzata da una setta; ma è ancor più curioso che la donna, contaminata, trasmette in diretta la propria metamorfosi, diffondendo il contagio attraverso lo schermo televisivo. Anche qui siamo ad una rilettura di Videodrome filtrata attraverso la paranoia virale dell'era pre-internet: la televisione non documenta la realtà, la infetta. Con The Empty Wake, Simon Barrett, sceneggiatore di You're Next (2011), racconta di una giovane addetta alle pompe funebri (Kyal Legend) che veglia una bara vuota durante una notte di tempesta, situazione da gotico classico che, presto, prende la piega di qualcosa fra lo zombie-movie e l’horror cosmico; il morto di turno fa decisamente impressione e un salto sulla sedia è garantito. Timo Tjahjanto (la Notte su di noi, 2018), con The Subject, firma uno dei segmenti più estremi dell’intero franchise. La premessa è puro cyberpunk body-horror: uno scienziato folle conduce esperimenti illegali su soggetti umani, trasformandoli in cyborg attraverso interventi chirurgici mostrati con dettaglio anatomico. La narrazione è raccontata dal punto di vista soggettivo di una vittima: una donna a cui sono state impiantate telecamere al posto di mezza testa. L’essere umano diventa egli stesso il VHS e il registratore. Quando le forze speciali fanno irruzione si scatena la corsa per la sopravvivenza attraverso esplosioni e smembramenti coreografici. Siamo alla sintesi fra l'estetica del found footage e la brutalità del cinema action indonesiano. Interessante. Terror di Ryan Prows dirige un episodio di satira politica con dei miliziani di estrema destra che, nel tentativo di compiere un atto terroristico, finiscono per evocare un mostro da terrore cosmico, una creatura che eccede qualsiasi loro categoria ideologica. Episodio nì, quest’ultimo, ma che non compromette il buon valore dell’operazione generale, pur avendo ben chiaro in mente che si tratta di un prodotto di seconda linea, tuttavia sufficientemente dinamico, “sporco” e privo di compromessi. Solo per appassionati di horror.


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Titolo originale

Id.

Regista:

Simon Barrett, Steven Kostanski, Chloe Okuno, Ryan Prows, Jennifer Reeder, Timo Tjahjanto

Durata, fotografia

103', colore

Paese:

USA, Canada

Anno

2021

Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0