Nel buio da soli
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Voto:
Jack Sholder firma la sua opera prima con mestiere ma senza ispirazione, mostrando potenzialità che abbozzano e non completano, che affascinano per lampi prima di finire nel dimenticatoio. L'approccio televisivo, più che cinematografico, si manifesta con una regia piatta, una fotografia buia e anonima, e un ritmo non sostenuto. L'atmosfera notturna delle sequenze iniziali tocca momenti di autentica visione - in particolare la creatura zombesca del prologo realizzata da Tom Savini attraverso una tecnica artigianale quanto efficace, un impasto di sapone e cereali soffiati applicato su un attore - ma questi lampi non trovano continuità in una messa in scena convincente. Ecco la storia. Il dottor Dan Potter (Dwight Schultz) arriva in una piccola città americana per ricoprire il ruolo di psichiatra presso l'Haven, istituto diretto dal visionario dottor Leo Bain (Donald Pleasence), figura bizzarra che amministra la struttura con metodi non convenzionali. Al terzo piano sono rinchiusi i casi più estremi: il paranoico reduce di guerra Frank Hawkes (Jack Palance), il predicatore piromane Byron Sutcliff (Martin Landau), il pedofilo Ronald Elster (Erland van Lidth) e l'enigmatico John Skagg detto The Bleeder (Phillip Clarke), il cui volto non è mai stato mostrato a nessuno. I quattro sono convinti che Potter abbia eliminato il loro precedente medico, al quale erano molto affezionati, e covano in silenzio vendetta. Quando un blackout mette fuori uso le misure di sicurezza dell'Haven, i quattro tornano in libertà. Mentre la città precipita nel caos, il gruppo si dirige verso la casa di Potter dove la moglie Nell, la figlia Lyla e la sorella punk Toni sono rimaste sole con la babysitter Bunky. Segue una notte di violenza, incendi e terrore domestico, punteggiata da sequenze surreali e da un finale che non raggiunge l'altezza delle premesse. Non è un dettaglio irrilevante che, durante la scena in cui Elster si finge babysitter di Lyla, alla bambina che gli chiede dove abiti risponda "Springwood", la stessa città immaginaria in cui, due anni dopo, avrebbe imperversato Freddy Krueger. Entrambi i film sono prodotti New Line Cinema, e non si tratta di una coincidenza: Nel buio da soli è proprio il primo lungometraggio distribuito dalla casa di produzione che, con il suo prologo onirico, anticipa la grammatica visiva che avrebbe poi reso celebre la saga di Nightmare on Elm Street. Il vero capitale del film è il cast, sfruttato, però, con imperdonabile superficialità. Jack Palance (il Buio macchiato di rosso, 1974) costruisce una presenza magnetica e minacciosa, cosa facilitata dalla sua nota faccia spigolosa. Donald Pleasence, reduce dalla serie Halloween dove aveva già incarnato la figura dello psichiatra alle prese con il Male, ripropone qui una variante più grottesca e fumosa dello stesso archetipo. Martin Landau completa il trio con un predicatore invasato e parzialmente inquietante; parzialmente, anche perché il volto di Landau (Horror - Caccia ai terrestri, 1980) pare indicatissimo per la bisogna. Tuttavia, tre caratteristi d'eccellenza non bastano a colmare i buchi di una sceneggiatura caotica che oscilla tra black comedy a tratti riuscita - come nella rappresentazione dei "veri pazzi" tra saccheggiatori e frequentatori del locale punk - e momenti di incongruenza narrativa. La commistione tra manicomiale, slasher e home invasion forse funzionava sulla carta ma, nella pratica, cucinano un film che non ha la costruzione narrativa del primo genere, il gore del secondo e la tensione del terzo. Rimane una curiosità per appassionati, recuperabile più per il cast e per il suo posto nella storia produttiva della New Line che per le sue qualità cinematografiche intrinseche.
Fast rating

Titolo originale
Alone in the Dark
Regista:
Jack Sholder
Durata, fotografia
92', colore
Paese:
USA
1982
Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
