V/H/S/99

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Voto:

Tra i capitoli della saga antologica found footage inaugurata nel 2012, V/H/S/99 si impone come uno degli episodi più riusciti dell'intera serie, pur rimanendo un prodotto valido per una nicchia limitata di spettatori, ovvero gli appassionati di horror low-budget, in special modo portmanteau horror e, per giunta, completisti. V/H/S/99 sfrutta il pretesto della videocassetta fine anni Novanta per orchestrare cinque variazioni decisamente creative ed esuberanti, con ogni segmento che porta con sé la firma del suo autore. Apre le danze Shredding, firmato da Maggie Levin (regista di seconda unità per Black phone, 2021): una band punk immortala le proprie prodezze per uno show online amatoriale, finendo per intrufolarsi nel Colony Underground, teatro già… teatro di morti brutte e, conseguenza di esse, la presenza dei “butha”, ovvero spiriti malevoli del folk indiano. Interessante? Poco, e pure non benissimo realizzato; direi il segmento meno riuscito del lotto ma che stabilisce il tono nervoso di tutto il prodotto. Segue Suicide Bid di Johannes Roberts (Ben - Rabbia animale, 2025) che dirige con mano ferma una storia ad alto tasso claustrofobico: Lily (Ally Ioannides), novizia determinata a entrare nella confraternita più esclusiva del campus attraverso un'iniziazione che prevede una notte intera in una bara sottoterra, scopre che certe leggende non si sfidano con leggerezza. Paura e schifo, nonché un finale che sorprende proprio quando ci si aspettava una chiusura convenzionale. Per quanto possa essere convenzionale una ragazza interrata viva. Interessante. Il Flying Lotus del bizzarrissimo Kuso (2017) dirige Ozzy's Dungeon, ricostruzione grottesca di uno show televisivo in stile Nickelodeon - umiliazioni, percorsi a ostacoli, premi improbabili - che si conclude con la piccola Donna (Amelia Ann) portata via su una barella dopo che una rivale le rompe una gamba durante le prove. Anni dopo, la madre (Sonya Eddy, in una performance memorabilmente demente) rapisce il conduttore (Steven Ogg) e lo assoggetta alle stesse torture inflitte alla figlia, prima che il segmento viri verso un delirio surreale che rivela la vera natura di Ozzy; d’altra parte, stiamo parlando di Flying Lotus. Tyler MacIntyre (Tragedy girl, 2017) in The Gawkers porta la tradizione del voyeurismo suburbano adolescenziale sul piano mitologico, facendo incontrare un manipolo di ragazzi infoiati per la presenza della bella vicina di casa che, tuttavia, non è esattamente la creatura idilliaca che pare. Lo strumento della ripresa rubata è, in questo caso, indispensabile e corretto, dato che si sta raccontando di un processo voyeuristico di violazione della privacy. Il finale del racconto ricorda la soluzione del segmento Amateur Night visto nel primo film della serie (V/H/S, 2012). Chiude il cerchio To Hell and Back dei coniugi Vanessa e Joseph Winter (Deadstream, 2022): la notte di Capodanno del 1999, gli operatori Nate e Troy vengono ingaggiati da un gruppo di streghe per documentare la trasformazione di Kirsten nel demone Ukabon. Il rituale va storto nel modo più radicale possibile: i due finiscono all'Inferno, telecamere ancora in spalla, e lì è Mabel (Melanie Stone), demone con le maniere di una guida turistica, a condurli attraverso un paesaggio di visioni folli ed eccessive come si fosse nei territori del videogioco Doom. Apprezzabilissimo il tentativo di illustrare visivamente l’inferno, cosa che, stranamente, pochi hanno tentato in ambito cinematografico (cfr. Constantine, 2005). In conclusione: il franchise VHS si conferma quello dei portmanteau per connoisseur dell’horror a basso budget che dà la possibilità a registi in formazione di esercitarsi nell'eccesso e nel divertimento. Si prosegue con V/H/S/85 (2023).


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Titolo originale

Id.

Regista:

Flying Lotus, Maggie Levin, Tyler MacIntyre, Johannes Roberts, Joseph Winter, Vanessa Winter

Durata, fotografia

109', colore

Paese:

USA

Anno

2022

Scritto da Exxagon nell'aprile 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0