Black Phone

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Voto:

Denver Nord, 1978. Un quartiere della città è terrorizzato da "The Grabber", un rapitore che fa sparire ragazzini senza lasciare traccia. Il timido Finney Blake (Mason Thames), bullizzato a scuola e cresciuto insieme alla sorella minore Gwen (Madeleine McGraw) da un padre vedovo, alcolizzato e violento (Jeremy Davies), viene adescato in pieno giorno da un mago dilettante che si rivela essere l'assassino (Ethan Hawke). Rinchiuso in uno scantinato insonorizzato, Finney scopre un vecchio telefono nero appeso al muro, apparentemente scollegato. Quando l'apparecchio squilla, dall'altro capo rispondono le precedenti vittime del pedosadico, spiriti che, pur avendo smarrito il ricordo di sé, gli suggeriscono a turno gli indizi per tentare la fuga. Intanto Gwen, capace di fare sogni premonitori, affianca a modo suo le indagini di una polizia impotente, mentre l'amico Robin (Miguel Cazarez Mora) resta il modello di coraggio a cui Finney dovrà appellarsi.


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LA RECE

A tredici anni da Sinister, Derrickson, con il co-sceneggiatore C. Robert Cargill, sotto la buccia dello psycho-thriller, scrive un dolente coming of age sui cicli dell'abuso, la parentificazione e il diventare grandi troppo presto: gore ridotto al minimo, scavo socio-psicologico in primo piano e un cast di ragazzini in parte. Prodotto Blumhouse più raffinato del solito.

A tredici anni da Sinister (2012) tripla reunion fra il regista Scott Derrickson, il co-sceneggiatore C. Robert Cargill e l'attore Ethan Hawke, qui a sferruzzare sul breve racconto omonimo scritto da Joe Hill, figlio del notissimo Stephen King. The Black Phone conferma che Derrickson lavori sempre sul legame tra le vittime: se in Sinister erano prigioniere della propria rovina, qui sono unite da un filo (telefonico) che diventa condizione di sopravvivenza. Talento notoriamente altalenante - dall'esordio di Hellraiser: Inferno (2000) a l'Esorcismo di Emily Rose (2005), dal remake Ultimatum alla Terra (2008) fino al kolossal Marvel Doctor Strange (2016) - con The Black Phone questo suo settimo lungometraggio abbandona i ricchi budget per la misura artigianale della Blumhouse, e si sente la voglia di imprimere un marchio personale. Il materiale di partenza, come detto, è di famiglia King e un po’ si respira aria di pellicola coming of age, spunti paranormali, pedosadici mostruosi come o forse peggio del Pennywise di It (1990), dato che qui trattasi di mostro umano, vero, possibile. La provincia di Denver del 1978 è ricostruita in calde tonalità di marrone e arancione, grana della pellicola, ghiaccioli e partite di baseball; l’operazione nostalgia funziona bene, recuperando non solo le cose belle di un passato da rimpiangere, ma a che l’idillio suburbano corrotto dalla fenomenologia sei serial killer, fortunatamente più attiva in passato che odiernamente grazie ai nuovi strumenti indagativi. Il sottotraccia, ammesso dallo stesso regista, è I 400 colpi (1959) e la Spina del diavolo (2001) ma con un marcato spostamento verso il paranormale. Trattandosi di un thriller che rifugge il facile effettaccio, il cuore della pellicola non risiede nel gore, ma in una lucida analisi dei cicli dell'abuso. Finney e Gwen si crescono a vicenda. Si proteggono dai bulli nel vuoto totale lasciato da adulti inaffidabili, arrivando a prendersi cura di un padre che li picchia. Si tratta di una vera e propria parentificazione: figli che fanno da genitori a chi dovrebbe tutelarli. È il dramma di dover crescere in fretta e con dolore... anche se, a ben guardare, esiste forse un modo per farlo senza soffrire? Da questo trauma sommerso germoglia l'intero film. Lo stesso Grabber vive di continui ribaltamenti. L'atteggiamento finto-allegro da arlecchino, la voce acuta e i modi infantili suggeriscono una chiara regressione traumatica; un istante dopo, però, la maschera cede il passo alla ferocia più gelida. Il pedosadico cerca di dominare un antico trauma subìto mettendo in atto un re-acting attraverso l’identificazione con l’aggressore. Il paradosso tragico è che, in questo modo, non elabora assolutamente nulla: finisce solo per riattualizzare e rinforzare ciclicamente il trauma stesso. Hawke, al suo primo ruolo dichiaratamente da villain, recita quasi sempre celato dietro la maschera cornuta concepita dal leggendario Tom Savini. Costretto ad affidare tutto al linguaggio del corpo e ai bagliori dello sguardo, supera la prova a pieni voti. Eppure, l'anima del film risiede nei giovanissimi Thames e McGraw: commoventi soprattutto nei silenzi condivisi, si dimostrano capaci di far convivere terrore, rabbia e disperazione con autentici lampi di comicità adolescenziale. Dolorosissima, poi, la figura del padre vedovo. È un personaggio scritto con grande onestà psicologica: un uomo alla deriva, incapace di elaborare il lutto, che annega nell'alcol e picchia selvaggiamente i figli. Fino a quando, in una scena molto sentita, finisce in ginocchio a "vomitare" fuori quel dolore attraverso scuse disperate e necessarie. Non mancano alcune ingenuità. Risulta poco credibile che una comunità falcidiata da un rapitore di bambini non organizzi uno straccio di sistema di scorta, così come i poteri della piccola Gwen (ereditati dalla madre) sembrano servire più ad alleggerire la tensione che a risolvere il problema. The Black Phone, pur essendo distante dalla memorabilità, poggia su una buona sceneggiatura e, per gli standard Blumhouse, risulta raffinato nelle sue componenti tecniche. Gradito, almeno dalle mie parti, lo spostamento sullo scavo socio-psicologico a discapito del puro gore, che avrebbe fatto di questo film tutt'altro prodotto. Piacevole da guardare e ben fatto, giustifica persino il finale in apparenza buonista - che poi buonista non è, se contiamo i ragazzini rimasti uccisi - chiudendo una storia di solidarietà e resilienza giovanile che veste sapientemente gli abiti dello psycho-thriller. Promosso.

TRIVIA

Scott Derrickson (1966) dixit: "Vivevo in un quartiere violento, c’era violenza in famiglia; il mio ricordo emotivo principale dell’infanzia è la paura. Affrontare il tema del bullismo e degli abusi in famiglia era quindi una questione molto personale per me, poiché ho vissuto in prima persona molte di quelle esperienze. L’idea era quella di suscitare, proprio come faceva la storia di Joe, un’empatia ancora maggiore nei confronti di Finney e di questo nuovo personaggio, la sorella minore Gwen, e per il fatto che entrambi stanno affrontando i propri “mostri” prima che il vero mostro si manifesti e rapisca Finney. [...] L’intera storia riguarda in realtà il trauma dell’infanzia, e penso che l’infanzia sia traumatica per tutti; non è necessario avere un passato violento come il mio, ma essere bambini è difficile, e c’è qualcosa di traumatico nelle cose che ci accadono da piccoli, con cui in un certo senso conviviamo per il resto della nostra vita. Eppure, i bambini sono così resilienti, sai? E the Black phone parla proprio di questo." (Rue Morgue.com)

⟡ Mason Thames (Finney) ha detto che dopo ogni ripresa con The Grabber, Ethan Hawke gli chiedeva se stesse bene e gli dava una grattatina sulla testa.

⟡ Il ragazzo dei giornali è un riferimento a Johnny Gosch, un paperboy dell'Iowa che era in viaggio con il suo cane Gretchen ed è scomparso. Il suo cane è stato ritrovato più tardi, ma la scomparsa di Johnny rimane irrisolta fino ad oggi.

⟡ Si dice che il produttore esecutivo Jason Blum, della Blumhouse, abbia fatto montare, nel seminterrato della nuova casa del regista Derrickson nella quale si era trasferito nel 2021, un telefono nero sulla parete, e a insaputa di Derrickson, impostandolo in modo da contattare il suo cellulare ogniqualvolta qualcuno avesse alzato la cornetta.

⟡Nel breve racconto “The Black Phone” di Joe Hill, the Grabber è un pagliaccio. Tuttavia, per evitare sovrapposizioni con il Pennywise di King, lo si è trasformato in un mago.

⟡ Nel film viene mostrata una scena del film il Mostro di sangue (1959), in cui un braccio sanguinante esce dall'acqua del bagno. Questa è una citazione autobiografica del regista che, da bambino, vide quel film e ne rimase molto impressionato: “Questo è stato l'inizio del regista horror che è in me, suppongo”

⟡ La sceneggiatura è stata scritta in sei settimane. Il film è stato girato in 33 giorni.

⟡ I gioielli Grabber, due anelli e un bracciale in argento, sono proprio dell’attore Ethan Hawkei.

⟡ Scott Derricksonha avuto la sua infanzia non facile, avendo vissuto peraltro l'ondata sociale che includeva le nefande gesta del serial killer Ted Bundy in Colorado, l'omicidio del vicino di casa di Derrickson e persino una telefonata che lo ha visto parlare brevemente con uno degli assassini della famiglia Manson. Il regista ha affermato: «L'emozione principale che associo alla mia infanzia è la paura».

⟡ The Grabber usa palloncini neri per rapire le sue vittime. Questo ricorda il dipinto che la figlia fa sulla parete della sua camera da letto nel film Sinister (2012) con una figura che regge palloncini neri.

⟡ La linea scura che attraversa il muro nel seminterrato dal telefono è un riferimento al poster di Sinister.

⟡ Poiché la maggior parte dei bambini nel film usa parolacce, Scott Derrickson ho dovuto ottenere il permesso dei genitori dei giovanissimi attori per far loro usare quel tipo di linguaggio.

⟡ Il figlio del regista, Dashiell Derrickson, appare con la camicia viola circa al 72° minuto.

⟡ Derrickson ha chiesto al truccatore veterano Tom Savini di creare la maschera adatta per The Grabber, e il design della maschera è stato fondamentale, soprattutto perché la Blumhouse aveva intenzione di utilizzarla in modo prominente nella sua campagna di marketing.

⟡ Ethan Hawke alla fine ha apprezzato il suo ruolo in quanto ha offerto all'attore l'opportunità di affinare la sua interpretazione usando il suo corpo e la sua voce anziché le sue espressioni facciali.

⟡ Le riprese principali sono iniziate a febbraio 2021, con un budget di circa 17 milioni di dollari, e si sono concluse il mese successivo. Le riprese si sono svolte sui set e in esterni a Wilmington, Carolina del Nord.

⟡ Samson, il cane, è di razza Corso.

⟡ A causa della pandemia di Covid-19, ai tempi, in corso, tutti i casting per i bambini del film sono stati condotti su Zoom.

⟡ Il numero sulla casa è 7741, sommato dà diciannove. 19 è un numero di potere e oscurità presente nelle opere di Stephen King e occasionalmente utilizzato anche da Joe Hill.

⟡ Derrickson e Robert Cargill hanno prodotto questo film in associazione con la Blumhouse. La Universal Pictures ha supervisionato la distribuzione commerciale del film; i finanziamenti provenivano da un patto di coproduzione Universal-Blumhouse e da sussidi fiscali del governo dello stato della Carolina del Nord.

⟡ Le conversazioni telefoniche di Finney con i bambini scomparsi sono state girate con Mason Thames che, in realtà, parlava con altri attori al telefono.

⟡ Il set del seminterrato è stato costruito su un montante di circa un metro e mezzo in modo che si potesse «scavare» nel pavimento.

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Titolo originale

Id.

Regista:

Scott Derrickson

Durata, fotografia

103', colore

Paese:

USA, Canada

Anno:

2022

Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0