Blue Nude

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Voto:

Scritto da Vittorio Schirali, la penna dietro il Gatto dagli occhi di giada (1977) e girato da Scattini, il mondos-maker di Svezia inferno e paradiso (1968), Angeli bianchi… angeli neri (1969), Questo sporco mondo meraviglioso (1971). L’impianto doc sembra essere rimasto addosso al regista che ci proietta in una NYC sorella di quella fulciana (lo Squartatore di New York, 1982) o di Taxi Driver (1976) o, ancora, di un Uomo da marciapiede (1969), perciò lercio, instabile, ansiogeno ecosistema nel quale la violenza procede per gradi, si normalizza progressivamente, cessa di essere evento eccezionale per diventare sfondo ordinario. È questo il meccanismo più convincente di Blue nude: mostrare come certi ambienti non corrompano con un atto solo, ma per saturazione lenta, logorando i confini tra il tollerabile e l'intollerabile. In questo universo crepuscolare, i protagonisti non agiscono, subiscono; essi sono figure schiacciate dagli eventi, incapaci di sottrarsi alla logica del contesto. I rapporti umani autentici non trovano ossigeno; al loro posto, si insediano transazioni: sessuali, economiche, infine criminali. Rocco (Gerardo Amato) arriva a New York con la valigia leggera e la testa piena di miti: Rocky, Serpico, Pacino, De Niro, un pantheon di redenti che la Grande Mela, nell'immaginario popolare degli anni Settanta, sembrava produrre in serie. Ma la vera Grande Mela - o, meglio, quella cinematografica di Scattini ed altri - non si mostra a Rocco come la metropoli della riscossa individuale: è un micro-mondo nel quale il giovane stallone se la cava in sexy show ma senza eccedere, finché non viene instradato da un amico sul set di un porno. Esperienza terribile per Rocco che aveva sogni hollywoodiani. Lì, però, incontra la pornostar Lilly (nei credits Susan Elliot ma è Susan McBain, vera pornostar inserita nella XRCO Hall of Fame nel 1990) la quale è disillusa ma è anche una donna dai sentimenti sorprendentemente intatti e capace di innamorarsi, l'unica creatura autentica in un ecosistema di ricattatori e opportunisti, tra i quali spicca un poliziotto corrotto interpretato in modo ruvido da Giacomo Rossi Stuart. Ovviamente finirà tutto malissimo, perché su un soggetto come Rocco, fragilizzato da una insipida ambizione senza struttura di personalità sottostante, New York City non può che proporre small time crooks e false speranze. Quando lo snuff-movie irrompe nel finale, non arriva come rottura del tono, ma come suo punto d'arrivo logico. Scattini racconta NYC con un'estetica da reportage nervoso (carrelli su strada, strade sature di negozi e cartellonistica, passanti, …) con fotografia è piatta, messa in scena povera, tutto lontano dal glam, tuttavia anche senza troppo sforzarsi di riscrivere la città al di là dell’esempio di Scorsese o Schlesinger. Qualche primo piano di troppo e la musica di Umiliani, non troppo in sintonia con il malanimo del racconto, tradiscono l’italianità della pellicola. Onesto dramma dell'immigrazione con spruzzata d’exploitation, e che usa il porno come riflesso del fallimento dell'american dream. Porno come fallimento... pensa come cambiano le cose e le teste nel giro di pochi anni!


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Titolo originale

Id.

Regista:

Luigi Scattini

Durata, fotografia

92', colore

Paese:

Italia, USA

Anno:

1977

Generi e Temi

Crime, Drammatico, Sexploitation

Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0