Initiation - l'incubo
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Voto:
Unica regia di Larry Stewart subentrato a riprese avviate a Peter Crane, allontanato dai produttori per i ritardi accumulati, ma, soprattutto, esordio di Daphne Zuniga che i più hanno conosciuto, con moderato entusiasmo, in Balle Spaziali (1987) di Mel Brooks. La graziosa Daphne, con quel suo fare sempre un po’ malmostoso - e, soprattutto, senza eccellenza recitativa - era già apparsa, in effetti, in the Dorm that dripped blood (1982); quindi, nonostante quanto riportino i titoli ad inizio film, non siamo neppure in presenza di un esordio per l’attrice. Verò è che con Rito mortale, Daphne si beccò il ruolo principale, oltre a farla transitare in mezzo ad altre giovani donne che offrono ampi e circostanziate visioni dei loro corpi; Daphne non mostra nulla ma una scena viene costruita come se lei avesse mostrato qualcosa. Sopravviveremo. Il soggetto si incardina sul tema del familiare rimosso che torna a bussare alla porta. Kelly Fairchild (Daphne Zuniga) è una matricola che aspira a entrare in una confraternita femminile di un college texano. Da anni la perseguita lo stesso incubo: una stanza, i genitori a letto, un uomo che li aggredisce e che finisce avvolto dalle fiamme. Per decifrare il sogno, Kelly si affida a Peter Adams (James Read), giovane assistente che studia l'attività onirica e che ricorre all'ipnosi, contro la volontà della madre Frances (Vera Miles), poco incline ad indagare il passato. Intanto Megan (Frances Peterson), a capo della confraternita, stabilisce la prova d'ingresso: introdursi di notte nel grande magazzino di Dwight Fairchild (Clu Gulager), padre di Kelly, e sottrarre la divisa del guardiano. Con le compagne Marcia (Marilyn Kagan), Alison (Deborah Morehart) ed Heidi (Joy Jones), Kelly varca la soglia dell'edificio deserto, in cui Megan ha nascosto alcuni ragazzi incaricati di spaventarle. Ma tra i reparti si aggira anche qualcun altro. Insomma, amnesia, traumi familiari, segreti custoditi dai genitori, perfino l'ipotesi di facoltà psichiche represse che rimanda a Carrie - lo sguardo di Satana (1976), incardinati in un ecosistema soap, pure con la presenza di Vera Miles, la Lila Crane di Psyco (1960), che precipita in questo minestrone perché, a quanto pare, pur non essendo stata rapita dalla sceneggiatura, ai tempi aveva una relazione con il regista Peter Crane. Comunque, male utilizzata sul set. Il lavoro dello sceneggiatore Charles Pratt Jr., d’altra parte, fu molto pragmatico: Scott Winant, produttore della New World Pictures, gli chiese di produrre un film horror a basso budget nel quale Pratt incorporò deliberatamente elementi da soap opera nelle sotto-trame riguardanti la storia della famiglia Fairchild, poiché, all'epoca, le storie delle grandi famiglie andavano per la maggiore (cfr. Dallas (1978-1991), Dinasty (1981-1989), Uccelli di Rovo, 1983, …). La prima parte del film imbastisce un thriller psicologico dalla coloritura quasi paranormale, mentre il titolo evoca riti occulti che non vedremo mai. Sulla carta, il materiale sarebbe ricco: l'amnesia di Kelly ha i tratti di una rimozione traumatica, e il sogno ricorrente funziona come un ritorno del rimosso. Il film, però, non approfondisce; abbandona presto l'indagine interiore e si consegna alle regole del filone inaugurato da Halloween (1978) e codificato da Venerdì 13 (1980): goliardia collegiale, nudità gratuite, sospetti seminati con una certa furbizia, un assassino in soggettiva. Nel 1984, del resto, la stagione d'oro dello slasher stava già un poco declinando, e la pellicola, in effetti di seconda linea, venne accolto da recensioni in gran parte negative e passò quasi inosservata in sala prima di trovare il suo pubblico in VHS. Il vero plus dell’operazione è l'ambientazione. Il grande magazzino notturno, con i reparti vuoti, le scale mobili ferme e le luci al neon che rendono tutto artificiale, diventa un labirinto straniante, certo diverso dal solito ecosistema boschivo o cittadino dello slasher; il luogo del consumo, svuotato della sua folla, che rivela un volto inquietante come, in effetti, Romero aveva già mostrato con Zombi (1978). Qui, la seconda metà acquista ritmo e suspense; gli omicidi non abbondano di sangue e non brillano per inventiva, ma sono messi in scena con discreta efficacia. Il nodo critico resta il colpo di scena finale che per alcuni salva un intreccio prevedibile, mentre per altri è un twist forzato. La scrittura, ad ogni modo, fatica a tenere insieme le sue anime: psico-horror, teen movie, mystery e sexploitation convivono senza fondersi: dialoghi spompati e compiacimenti erotici di maniera fanno più cinema sleaze che slasher. Al fianco della Zuniga e della Miles abbiamo James Read che io ricordo con piacere come dentista killer in Dente per dente (Uneasy Lies the Crown), episodio del 1990 del mio amatissimo serial Colombo e, per gli appassionati di soap, immagino pochi da queste parti, si segnala che dietro il nome Deborah Morehart si riconosce la futura Hunter Tylo, la Taylor di Beautiful. The Initiation (L'incubo) o, come uscì in VHS, The Initiation - Rito Mortale dubito si gioverà di un recupero, tanto più che la succulenta suggestione di una giovane Daphne Zuniga, orma sconosciuta ai più, è anche fallito come progetto di sviluppo di una star del cinema che la Zuniga, appunto, non è mai diventata. Comunque sia, body count 11 e locandina francamente fallica.
Fast rating
Titolo originale
The Initiation
Regista:
Larry Stewart, Peter Crane
Durata, fotografia
97', colore
Paese:
USA
Anno:
1983
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0