Ogroff
-
Voto:
Ogroff, distribuito nei paesi anglofoni con il titolo Mad Mutilator, appartiene alla particolare categoria dei film che si collocano al di là del giudizio critico convenzionale, distanti, deliberatamente on meno, dalle fondamentali regole del cinema. L'artefice fu Norbert Moutier, proprietario di un negozio di videocassette parigino ed editore di fanzine horror, che firmò il film sotto lo pseudonimo N.G. Mount e ne interpretò anche il protagonista. Certo il ruolo più ghiotto. Il progetto nacque come esercizio amatoriale: girato in Super 8 nei boschi francesi, con un cast di dilettanti (eufemismo), sangue finto in abbondanza e quasi nessun dialogo o, meglio, una dozzina di battute in tutto, malamente doppiate e disseminate a caso nel corso dei novanta minuti. Le riprese oscillano tra il semi-sfocato e il sottoesposto, il montaggio è quello di chi non lo sa fare, e l'audio è posticcio, al di sotto della qualità di un filmino delle vacanze. Moutier era un cinefilo vorace, e stupisce che una persona che abbia visto così tanti film - lo suppongo visto il suo lavoro -, pur nell'imperizia, fosse così scarso a livello progettuale e fattivo. D’altra parte, la passione che mosse Moutier, pare essere l’unico fattore davvero apprezzabili per un’operazione che, anche a livello di soggetto, si limita alla più truce banalità. Un uomo mascherato, Ogroff, abita una catapecchia nel bosco e trascorre le sue giornate ad uccidere chiunque abbia la sfortuna di transitare nelle vicinanze. Nessuno è al sicuro, men che meno i bambini e, infatti, la prima vittima è proprio un ragazzino che verrà freddato con la scure e mutilato. A un certo punto, Ogroff trova persino una compagna e, per qualche minuto, il film devia grottescamente verso una sorta di idillio domestico splatter. Poi, nel finale, irrompono i morti viventi a occupare i boschi, e compare pure, chissà come e perché, Howard Vernon, veterano dei film di Jess Franco (il Diabolico dottor Satana, 1962; Sinfonia per un sadico, 1962; Dracula contro Frankenstein, 1972; i Violentatori della notte, 1987). Il - fra virgolette - attorone porta con sé una vaga suggestione vampirica, priva di spiegazione ma perfettamente coerente con lo spirito di questo folle progetto. Moutier attinge a piene mani sia dal repertorio slasher dell'epoca, sia dai cannibali italiani che dagli zombie movie di fascia più bassa, fino al vampirismo nel giro di pochi minuti, con un disprezzo per la coerenza che finisce per diventare un tratto stilistico o, forse, una purezza visionaria nel modo in cui il film ignora qualsiasi obbligo narrativo. Ciò che sorprende nel delirio di Ogroff è che, alla fine, tutta questa imperizia, tutta questa sciatteria realizzativa e anche la colonna sonora elettronica industriale e vagamente fastidiosa riescono a cucinarsi insieme, dando l'impressione di un incubo febbrile e morboso; un “minimalismo malato” che genera un effetto straniante oscillante tra il comico involontario e il genuinamente sinistro. E diciamo anche che Ogroff non è stato realizzato per disturbare, non è una provocazione arty né uno strumento commerciale. Ogroff è la trascrizione entusiasta e maldestra di un immaginario privato. In questo senso, il film occupa un posto singolare nella storia del gore europeo: precursore transalpino di un filone estremo amatoriale (cfr. Violent shit, 1989), parente povero e delirante di certi incubi rurali americani, esperienza cinematografica fuori da qualsiasi margine convenzionale. Gli amanti del cinema del bizzarro e dell’horror dovrebbero buttare un occhio su questo strano figlio del cinema e sopportare un film che è estremamente non bello; l’amante di horror convenzionale, invece, eviti pure. Voto molto basso ma film non sconsigliato.

