Vestito che uccide
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Voto:
Adattamento di un racconto di Cornell Woolrich e prodottino filmico per la tv via cavo americana. Messo in mano ad un regista che aveva ridefinito l'horror americano con Non aprite quella porta (1974), finisce per diventare il documento di una fase artistica nella carriera di Tobe Hooper nella quale il maestro del terrore texano sembrava navigare in acque progressivamente più tiepide. La premessa ha il suo perché: un mantello azteco intriso di violenza rituale che, trasformato in abito femminile, scatena pulsioni omicide nelle donne. Si tratta di un'idea che intreccia tematiche antropologiche con il motivo dell'oggetto maledetto, costruendo una mitologia del possesso attraverso l'indumento (cfr. In Fabric, 2018). Nello specifico, Amy (Mädchen Amick), giovane studentessa oppressa da responsabilità familiari e trattata come Cenerentola, finisce per entrare in possesso del mantello magico-rituale che, rimodellato ed indossato, trasformerà la bella e umile Amy in una bella assassina potenziale. Il professor Buchanan (Anthony Perkins, in uno dei suoi ultimi ruoli prima della scomparsa avvenuta due anni dopo per AIDS) fornisce la cornice accademica che dovrebbe legittimare l'elemento soprannaturale, ma resta figura marginale e mal sfruttata. La struttura narrativa procede per episodi ripetitivi: ogni personaggio che indossa l'abito subisce la stessa trasformazione violenta, con esiti mortali che si susseguono secondo una logica prevedibile. Le costrizioni produttive della televisione via cavo impongono una violenza sterilizzata, priva di gore e di carica trasgressiva, ridotta a suggestioni di maniera. Il risultato è un horror edulcorato che non riesce a capitalizzare né sul potenziale grottesco della premessa né sulla dimensione psicologica di un “medium” che catalizza l’istinto (sessual-mortifero) femminile; sarebbe stato interessante approfondire questo tema ma ciò avrebbe trasformato un prodotto da seconda serata in un film più ambizioso, troppo per la tv. Il cast femminile risulta l'elemento più interessante e la Amick (i Sonnambuli, 1992) possiede un magnetismo innegabile, un po’ da donna da cinema noir, che avrebbe trovato piena espressione l'anno successivo nel serial Twin Peaks (1989-2017). La pochezza generale lascia non solo attori e comprimari a ruoli sotto-scritti, ma anche la dimensione azteca del mantello rimane ornamento esotico mai davvero esplorato. Finale classico con confronto violento fra protagoniste, e finalissimo con Perkins che celebra il suo fare eternamente sinistro dai tempi di Psyco (1960). Film da seconda serata senza guizzi e senza spaventi, valido per i completisti di Hooper o per gli amanti del mood da horror tv anni 80-90.
Fast rating

Titolo originale
I'm Dangerous Tonight
Regista:
Tobe Hooper
Durata, fotografia
93', colore
Paese:
USA
1990
Scritto da Exxagon nel febbraio 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
