Baby

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Voto:

Ann Gentry (Anjanette Comer) è un'assistente sociale di Los Angeles ancora segnata da un grave incidente automobilistico che ha avuto conseguenze devastanti per il marito. Alla donna viene assegnato un nuovo caso: la famiglia Wadsworth, nucleo eccentrico composto dalla matriarca (Ruth Roman) e dalle sue due figlie adulte, Germaine (Marianna Hill) e Alba (Suzanne Zenor). Il cuore del dramma familiare è, però, il figlio maschio, un uomo di vent'anni privo persino di un nome proprio: tutti lo chiamano semplicemente "Baby" (David Mooney). Baby vive in una condizione di regressione totale: dorme in una culla, indossa pannoloni, comunica solo attraverso vagiti e gorgoglii, viene nutrito col biberon. La famiglia sostiene che Baby soffra di un grave ritardo mentale sin dalla nascita ma Ann intuisce qualcosa di più sinistro.


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LA RECE

Thriller psicologico low-budget che affronta con grottesca efficacia il tema della maternità patologica: un uomo adulto tenuto in stato infantile da un matriarcato disfunzionale dove il maschio esiste solo come oggetto di possesso. La regia televisiva, paradossalmente, amplifica il disagio di un contenuto perturbante che culmina in un finale capace di ribaltare ogni prospettiva. Bizzarro, a tratti risibile ma genuinamente inquietante.

Strano film davvero. Nel panorama del cinema exploitation statunitense dei primi anni Settanta, The Baby occupa una nicchia tanto singolare quanto disturbante. Diretto da Ted Post, regista di gavetta televisiva in quello stesso anno impegnato a girare una 44 Magnum per l'ispettore Callaghan (1973) - Baby si presenta come un thriller psicologico a basso budget che, sotto la patina di modestia produttiva, nasconde un nucleo di perversità raramente esplorato con tale candida sfrontatezza. Il film affronta, con la grazia di un elefante in cristalleria ma anche con innegabile efficacia, il tema della maternità patologica. Mrs. Wadsworth incarna una figura archetipica che il cinema horror ha declinato in molteplici varianti: la madre fagocitante, la donna che trasforma l'amore filiale in prigionia, tropo che va da Mrs. Bates di Psyco (1960) alla mamma di Carrie (1976). Qui, però, siamo su territori ancora più grotteschi. L’infante-adulto che non ha nome, se non Baby, è l’incarnazione di una castrazione totale, ben oltre l’Edipo; anzi, a dirla psicodinamicamente bene, si tratta di una patologia pre-edipica, dato che ha a che vedere con il rapporto fusionale con l’oggetto materno, una dimensione precedente alla fase edipica. Il giovane uomo è stato privato del linguaggio (e quindi del pensiero autonomo) e di qualsiasi forma di autodeterminazione. Le scene nelle quali le sorelle lo puniscono con scosse elettriche quando tenta di pronunciare parole o di alzarsi in piedi, configurano un sistema di condizionamento comportamentista perverso. Non meno interessante è la configurazione tutta femminile del nucleo oppressivo. Mrs. Wadsworth regna su un matriarcato disfunzionale in cui il maschio esiste solo come oggetto. Le due figlie, Germaine e Alba, sono caratterizzate da una sessualità aggressiva e predatoria che si riversa anche sul fratello in scene inequivocabilmente incestuose che lasciano intendere che anche le giovani siano altrettanto vittime di una dinamica materna che impedisce loro di diventare donne pienamente adulte e, quindi, le varie pulsionalità (aggressività, desiderio sessuale, …) si devono obbligatoriamente giocare sempre e solo in casa. La struttura familiare riecheggia quella del clan Merrye in Spider Baby di Jack Hill, altro cult bizzarro incentrato su una famiglia degenerata. Ruth Roman, ex stella del cinema hollywoodiano degli anni Cinquanta (l'Altro uomo, 1951), con la stessa sinistra imperiosità fisica di Shelley Winters, disegna il suo personaggio come manipolatrice capace di orchestrare complotti e spostare le figlie come pedine violente. Quanto a David Mooney - nei credit come Manzy - la sua performance nei panni di Baby oscilla tra l'imbarazzante e il perturbante: i balbettii, la testa ciondolante e il respiro a bocca aperta creano un effetto di disagio potenziato da un doppiaggio effettuato da una voce che pare femminile. Non esistendo precedenti di "adult-baby" nel cinema con cui confrontarla, è impossibile stabilire se la recitazione sia inadeguata o accurata; di certo è ridicola, ma in un contesto dove il ridicolo e l'orrore condividono lo stesso spazio e, quindi, funziona. La direzione di Ted Post tradisce le sue origini tv: efficiente, competente ma priva di vera tensione visiva con interni anonimi, illuminazione piatta e un montaggio funzionale ma mai ispirato. Eppure, questa mediocrità formale finisce per amplificare l'effetto disturbante del contenuto: la normalità visiva stride con l'anormalità di ciò che viene mostrato. Baby, però, non è solo l’effetto straniante delle dinamiche patologiche di casa Wadsworth e dell’adulto-neonato, è anche il suo finale che vira inaspettatamente verso territori slasher, con eliminazioni in serie in una cornice rappresentativa che sembra quasi appartenere a un altro film. Senza anticipare troppo, la rivelazione conclusiva giunge inattesa, aggiungendo patologia a patologia, ed andando a costruire uno specchio deformato nel quale tutti i personaggi femminili condividono la stessa patologia dell’assimilazione materna; Baby, in fondo, non viene mai considerato come soggetto ma sempre come oggetto da possedere. Film davvero inquietante, a tratti risibile, ma perlopiù capace di mettere a disagio lo spettatore, offrendo uno dei pochi spettacoli filmici nei quali la figura maschile è azzerata e quella femminile è esecrabile; ne escono tutti a pezzi. Questo lavoro di Ted Post, scritto dall'altrimenti modesto sceneggiatore Abe Polsky, conserva una forza disturbante e, come altri oggetti anomali del cinema americano dei primi Settanta, da Pink Flamingos (1972) a Non aprite quella porta (1974), il film cattura qualcosa dello spirito dell'epoca: la famiglia americana come luogo di disfunzione e il corpo come territorio di controllo. Per malsana bizzarria, film più che meritevole del su scanno qui su eXXagon!

TRIVIA

Norma “Ruth Roman” Romano (1922-1999) dixit: “La maggior parte delle persone non sa quanti anni strazianti ci siano dietro un successo in questo settore. Tutto ciò che riescono a vedere è che sei una stella con il tuo nome scritto a lettere cubitali.” (IMDb.com)

⟡ L'edizione rimasterizzata della traccia audio non è la traccia originale del film. La traccia originale conteneva i suoni effettivamente prodotti da David Mooney durante le riprese. La traccia originale è andata perduta e i suoni del bambino sono stati aggiunti in seguito, con un effetto straniante ancora maggiore.

⟡ Anjanette Comer, in quegli stessi anni, apparirà come vittima in un episodio della serie Colombo, per la precisione nel ruolo di Jenifer Welles in Studio in nero, S2.E1 (1972).

⟡ Ci volle circa un anno prima che lo scrittore Abe Polsky convincesse Ted Post a dirigere il film; Post era riluttante a realizzarlo perché riteneva che la premessa oscura fosse troppo negativa.

⟡ John Travolta fece un provino per il ruolo del protagonista, ma fu rifiutato.

⟡ Il regista Ted Post compare nel film nei panni del giocatore di freccette alla festa di compleanno di Baby.

Fast rating

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Titolo originale

The Baby

Regista:

Ted Post

Durata, fotografia

84', colore

Paese:

usa

Anno

1972

Scritto da Exxagon nel gennaio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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