The Benefactress

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Voto:

Emerso dalle viscere dell'underground contemporaneo, The Benefactress - An Exposure of Cinematic Freedom è il secondo lungometraggio del regista anglo-italiano Guerrilla Metropolitana (Dariuss, 2023), un grido di libera espressione che pare interrogare la natura voyeuristica dello spettacolo cinematografico e i suoi limiti etici. L'eco pasoliniana di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) aleggia inevitabilmente su questa feroce demistificazione del potere, mentre titolo e sottotitolo evocano la tradizione del cinema come atto di testimonianza e sfida. La struttura narrativa rifugge deliberatamente le convenzioni classiche: Juicy X si rivolge direttamente alla camera in una serie di monologhi che svelano la genesi di un progetto cinematografico estremo. Al centro della faccenda, una misteriosa benefattrice - Elektra McBride, moglie di un predicatore evangelico americano - che ha segretamente finanziato l'opera. La McBride, celata dietro una maschera, assiste via streaming alle riprese, incarnando quella schizofrenia morale tipica di chi condanna pubblicamente ciò che privatamente desidera. Nel corso dei sessantasette minuti di durata, assistiamo a una progressione di atti violenti e sessuali ai danni di una vittima identificata solo come Mystery Woman, mentre una Marie Antoinette de Robespierre - nome simbolicamente sovraccarico - appare nelle vesti di addetta alle pulizie, forse a sottolineare l'impossibilità di "ripulire" la trasgressione una volta consumata. Potremmo agevolmente inscrivere il lavoro di GM nella tradizione del cinema di provocazione che va dalle avanguardie futuriste e surrealiste degli anni Venti fino a John Waters (Pink Flamingos, 1972), Fred Vogel (August Underground, 2001) e Tom Six (The Human Centipede 2, 2011): una linea genealogica che traccia il solco in cui la libertà assoluta di espressione diviene il motore primo della creazione. Come affermava Fernand Léger nel 1924: "La storia del film d'avanguardia è molto semplice. È una reazione diretta contro i film basati su uno scenario e sul divo. È la fantasia e il gioco contro l'ordine commerciale degli altri…". Il nome stesso del regista - Guerrilla Metropolitana - richiama uno stile di guerrilla filmmaking: riprese con camera a mano, pochissimi mezzi, troupe minimale o assente. L'intento dichiarato è creare una connessione diretta con lo spettatore, chiamato ad elaborare interiormente ciò che vede, trasformandosi da consumatore passivo in co-creatore di significato. Sul piano formale, il film privilegia il suono e una fotografia ruvida che costruisce luci e ombre "pittoriche", un bianco e nero espressionistico a toni saturi. D’altra parte, the Benefactress vacilla pericolosamente tra l'espressione ribellistica contro un cinema omogeneizzato e timoroso, e la mera rappresentazione ossessiva di ciò che al regista - e ad alcuni accoliti ben motivati - può piacere sul piano viscerale (cfr. Slaughtered vomit dolls, 2006). L'autorialità, quindi, rischia di collassare in autoreferenzialità, così come la trasgressione, privata di un autentico orizzonte critico, può degenerare in quello che fu definito "cinema reazionario travestito da provocazione" (Robin Wood). È il paradosso di molta transgressive art: nel momento in cui l'infrazione diviene fine a se stessa, perde la sua potenza demistificante per trasformarsi in puro spettacolo del proibito. La non distinzione fra oggetto e metodo del ribellismo - il film che parla di trasgressione essendo trasgressivo - genera un cortocircuito semantico. La questione, naturalmente, non è nuova: quando l'estremo diviene il linguaggio stesso dell'opera, come possiamo distinguere la denuncia dalla complicità? Difficile, forse persino superfluo, assegnare un voto a the Benefactress. L'opera si sottrae volutamente ai parametri convenzionali di giudizio, rivendicando uno spazio al di là delle coordinate critiche tradizionali. Per questo, io, che ho sempre avuta in scarsa simpatia il rating numerico per i film, offro un 6 politico che vale quel poco che vale; un riconoscimento all'ambizione intellettuale e al coraggio di Mr. Guerrilla Metropolitana, temperato dalla consapevolezza dei suoi limiti strutturali e delle sue ambiguità irrisolte.


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Titolo originale

Id.

Regista:

Guerrilla Metropolitana

Durata, fotografia

67', b/n

Paese:

UK

Anno

2025

Scritto da Exxagon nel gennaio 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0