la Casa dei mostri

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Voto:

In una villa isolata che funge da clinica psichiatrica, il dottor Charles Conway (John Carradine) conduce esperimenti endocrinologici, convinto di aver individuato nella manipolazione ormonale la chiave dell'immortalità. I pazienti che il collega dottor Loren Wright (Roy Gordon) gli affida ignorano di essere cavie: le loro morti vengono simulate per tenerli in suo potere. Tra di loro compare la bella Grace Thomas (Allison Hayes). Quando un fuggiasco, Mark Houston (Myron Healey), bussa alla porta della villa, Conway lo accoglie e lo ricatta immediatamente per arruolarlo negli esperimenti. Il segreto più oscuro del dottore è custodito negli scantinati: là sopravvivono i soggetti già trattati, ridotti a corpi deformati o a larve prive di coscienza, sotto la sorveglianza silenziosa di Lobo (Tor Johnson), l'assistente gigantesco e muto che veglia su di loro con fedeltà cieca.


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LA RECE

Crepuscolo di un genere: l'ultimo rantolo del mad doctor movie americano messo in scena con budget da serie Z e cast di navigati caratteristi. John Carradine domina con gusto beffardo, Tor Johnson occupa lo schermo come farebbe un vecchio e ingombrante armadio, Allison Hayes abita il film come un'incongruenza decorativa. Poco horror, molta atmosfera da thriller domestico, finale debitore a Browning. Una curiosità d'epoca per palati allenati al low budget anni '50.

Realizzato in sei giorni nel maggio 1957, scritto da Jane Mann (che era moglie del regista Boris Petroff) e distribuito negli States in double-bill con Beginning of the end di Bert I. Gordon, la Casa dei Mostri si posiziona ai margini terminali del ciclo dei mad doctors movie fiorito negli anni Trenta con le produzioni Universal e, lentamente, tramontato lungo i Quaranta nei flick della Monogram e della PRC. Lo scienziato folle, figura che aveva attraversato il cinema di genere, come paradigma dell'hybris moderna, stava già cedendo il passo all'ingegnere eroico dell'era spaziale, baluardo contro invasioni aliene e catastrofi atomiche. The Unearthly sente il peso di questa transizione e prova a mascherarla con la presenza di vecchie glorie del genere, nel tentativo di evocare un'autorità che il film, da solo, stenta a costruire. Il fulcro spettacolare è John Carradine che porta il suo personaggio sullo schermo con l'energia consapevole di chi sa di recitare un cliché e lo trasforma in qualcosa di quasi barocco. Il momento più memorabile del film, e forse il più onesto, è quando il dottore intrattiene i propri ospiti-prigionieri eseguendo al pianoforte la toccata e fuga di Bach: un'immagine che compendia con ironia involontaria tutta la grandiosità del personaggio. Il budget è ridottissimo e il film non lo nasconde. Quasi tutto si svolge negli interni della villa (che qualcuno disse essere appartenuta a Lady Astor), con rare incursioni all'esterno, e gli esperimenti di Conway restano deliberatamente vaghi nelle modalità, privando la narrazione di qualsiasi urgenza orrorifica. L'orrore vero, quando arriva, si concentra nel finale con una galleria di creature deformate che deve qualcosa alla lezione di Freaks (1932) di Tod Browning, anche se con mezzi ed effetto infinitamente più poveri. Nel mezzo, il film funziona più da thriller che da horror propriamente detto: un evaso in fuga, una donna in pericolo, un complice che vacilla, dinamiche da B-movie poliziesco applicate a un involucro gotico. Incisiva la presenza di Tor Johnson, wrestler svedese che in quello stesso anno divenne icona della serie Z per la sua iconica interpretazione in Plan Nine from Outer Space di Ed Wood; il suo Lobo (omonimo ma non la medesima cosa di quanto farà per Ed Wood Jr. in la Sposa del mostro (1955) e la Notte degli spettri, 1958) è, più che altro, presenza scenica involontariamente comica. Altrettanto straniante è la composizione femminile del cast: Allison Hayes e le altre ospiti rendono la clinica di Conway più simile a un salotto mondano che una clinica medica, e questa dissonanza, forse non del tutto voluta, è uno degli elementi più caratteristici del film. Non è un buon film, insomma, ma un prodotto che conosce le sue radici e le ripropone con un certo rispetto, pur tardivo. Solo per conoscitori.

TRIVIA

Richmond “john” Reed Carradine (1906-1988) dixit: “[le sue ultime parole, prima di morire a Milano, Italia] Milano. Che città splendida nella quale morire”. (IMDb.com)

⟡ Chi voglia approfondire la triste sorte dell'attrice Allison Hayes segua il link.

Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di scarso livello

Titolo originale

The Unearthly

Regista:

Boris Petroff

Durata, fotografia

73', b/n

Paese:

USA

Anno

1957

Scritto da Exxagon nell'aprile 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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