Delitto al Central Hospital

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Voto:

Slasher canadese ottantino, primo lavoro anglofono di Lord, regista quebecchese che avrebbe proseguito con exploitation di serie B e incursioni nel fantastico (The Vindicator, 1986; Vuoto mentale, 1989, ancora con Michael Ironside) prima di ritirarsi nella produzione televisiva. Lord e Brian Taggert in sceneggiatura, respirano l’aria di Halloween II - Il signore della morte (1981), e tentano di elevare le convenzioni del genere, iscrivendosi in una costellazione tematica ai tempi di un certo richiamo, ovvero quello della donna che diviene bersaglio di psicopatie maschili (Pericolo in agguato, 1978; gli Occhi dello sconosciuto, 1981; Chi vuole uccidere Miss Douglas? 1982; un'Ombra nel buio, 1981), qui esaltata dal sito ospedaliero come teatro claustrofobico disegnato fra corridoi asettici e disorientanti, con l’aggiunta di qualche sequenza che si spinge oltre il sadismo convenzionale di quel genere di film, con lo psicopatico che documenta fotograficamente l'agonia di un'anziana signora privata dell'ossigeno, o della ball-gag (sì, insomma, il bavaglio a palla in bocca... dai che lo sapete!). La vera forza del film è Michael Ironside, reduce dalla rivelazione cronenberghiana di Scanners (1981). La sua interpretazione incarna il misogino violento con una presenza fisica gelida e implacabile, costruendo un antagonista dotato di uno spessore inusuale per il filone. Il regista sembra essere consapevole del fatto che tutto si regga sul faccione torvo di Ironside e, giustamente, offre spazio considerevole alla caratterizzazione del killer e al suo sguardo ossessivo. Il limite, però, come intuibile, è che un film che si regge su un unico volto, pur se eccellente, manca di struttura, e in Delitto al Central Hospital, per l’appunto, si diluisce il plot in una serialità di appostamenti e inseguimenti che occupano quasi per intero la durata del film. La presenza di Lee Grant (la Maledizione di Damien, 1978; Mulholland Drive, 2001) e lo startrekiano William Shatner appare limitata a pochi giorni di riprese: la prima compare solo in apertura e finale, il secondo si riduce a una manciata di scene dal carattere ancillare. Meglio goderseli in due rispettive puntate di Colombo: lei nel secondo episodio pilota (Riscatto per un uomo morto, 1971); Shatner in ben due episodi (Ciak si uccide, 1976, S6E1; Butterfly in Shades of Grey, 1994, S10E8). La parte centrale del film trasferisce il focus sulla deliziosa Linda Purl, delicata infermiera perseguitata, con esiti di tensione decrescente e, come detto, ripetitività narrativa. Siamo, quindi, di fronte ad uno slasher di qualche competenza ma incapace di competere con la capacità d’intrattenimento della controparte statunitense, pur guadagnandosi uno spazio nell'elenco dei 72 “Video Nasties” britannici. Tutto si riduce, ormai passati tanti anni, ad un documento del tempo, più thriller che slasher, con la buona presenza di Ironside. Oggi, oltretutto, elencato fra i canuxploitation, l’exploitation canadese emerso fra il ’70 e l’80 grazie alle detrazioni del 100% che il governo di lassù garantiva agli investimenti nel cinema. Voto severo ma personalmente mi ha annoiato; voi aumentate pure di un punto.


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Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di scarso livello

Titolo originale

Visiting Hours

Regista:

Jean-Claude Lord

Durata, fotografia

105', colore

Paese:

Canada

Anno

1981

Scritto da Exxagon nel febbraio 2026; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0