I due volti della paura
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Voto:
Prodotto giallo-thriller italo-iberico dei primi Settanta di Tulio Demicheli, regista argentino di solida esperienza commerciale, che fa un lavoro decisamente modesto di ibridazione fra lo spaghetti giallo, thriller europeo e addizione di una quota mondos a motivo delle immagini di un vero intervento a cuore aperto che poi rappresenta l’unico motivo di modesta memorabilità della pellicola. La regia schematica di Demicheli si aggira nella storia scritta da Mario De Nardo, ed ecco di cosa si tratta. Lo stimato cardiochirurgo Michele Azzini (Luis Dávila) viene assassinato in circostanze che inizialmente simulano una rapina. Il caso finisce tra le mani dell'ispettore Nardi (Fernando Rey), veterano irritabile impegnato anche in una personale guerra contro il tabagismo. La clinica privata in cui Azzini lavorava diventa il centro delle indagini: vi gravitano la direttrice Elena Carli (Luciana Paluzzi), il marito chirurgo Roberto (George Hilton), la collega e fidanzata del morto Paola Lombardi (Anita Strindberg) e il direttore amministrativo Luisi (Eduardo Fajardo). Come al solito, bel papocchio di interessi economici, gelosie professionali e legami sentimentali irrisolti, mentre le condizioni cardiache della Paluzzi si aggravano in parallelo con l'inchiesta. Il classico giallo agatachristiano è distante, ma sono distanti pure le sinistre tensioni del giallo argentiano o pure Lenziano, anche se quest’ultimo è, forse, il riferimento più prossimo; qui, il clima è soprattutto da fumettone televisivo, se non fosse per quell'elefante nella stanza che è la suddetta sequenza operatoria. Colpo basso ma pur sempre l'unico vero colpaccio del film. Il cast è, in questo contesto, un paradosso. Hilton, all'apice della propria riconoscibilità nel genere (lo Strano vizio della signora Wardh, 1971; la Coda dello scorpione, 1971; Mio caro assassino, 1972; il Baco da seta, 1973), appare stranamente passivo e rigido, mentre La Strindberg, magnetica altrove (una Lucertola con la pelle di donna, 1971) è ridotta a presenza scenica. La Paluzzi si distingue per una certa intensità drammatica ma è Fernando Rey (l’Occhio dietro la parete, 1977) a salvare quello che può con il suo commissario nicotina-dipendente, sospeso tra umorismo e irritazione esistenziale. Il personaggio più interessante della faccenda ma con moderazione. Colonna sonora di Franco Micalizzi e fotografia di Manuel Rojas alla bisogna. I due volti della paura non è un prodotto che si distingue per squallore e i cultori dell’euro-thriller potrebbero anche apprezzarne il mood, tuttavia il lavoro di Demicheli è ben lontano dall'insieme che raccoglie i film consimili, non pochi, di buon livello; e siccome sono molti i prodotti consimili migliori, meglio passare ad altro. Trivia finale con retroscena torbido: l’operazione chirurgica mostrata è accreditata come contributo del dottor Martínez Bordiú. Chi è costui? Don Cristóbal Martínez-Bordiú y Ortega (1922-1998), decimo marchese di Villaverde, fu marito di Carmen Franco, unica figlia del caudillo Francisco Franco e di sua moglie Carmen Polo y Martínez-Valdès.
Fast rating

Titolo originale
Coartada en disco rojo
Regista:
Tulio Demicheli
Durata, fotografia
88', colore
Paese:
Spagna, Italia
1971
Scritto da Exxagon nell'aprile 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
