Ho sposato un mostro venuto dallo spazio

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Voto:

Prossimo alle nozze con Marge (Gloria Talbott), Bill Farrell (Tom Tryon) viene rapito da un alieno e torna in società posseduto. A Marge basterà poco per iniziare a sospettare che qualcosa sia cambiato nel suo uomo, e non solo in lui: Sam Benson (Alan Dexter), amico di Bill, decide all'improvviso di sposare Helen (Jean Carson), tradendo una decennale allergia al vincolo matrimoniale. Scoperta la tremenda verità, Marge tenta di avvertire le autorità ma si accorge che gli alieni hanno preso il controllo della maggior parte degli uomini della città. Gli extraterrestri, sopravvissuti di un pianeta morente le cui donne sono state rese sterili dal collasso di un sole, sono arrivati sulla Terra sperando di congiungersi con le femmine umane e ripopolare la loro specie.


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LA RECE

Destinato a fare da traino al secondo film del double-bill Paramount, fu invece scalzato da The Blob nelle preferenze del pubblico dei test screening e condannato a un oblio immeritato. Eppure questo epigono del filone paranoico degli invasori sostitutivi costruisce, nei margini del budget, una metafora sociologica tutt'altro che banale: gli alieni che rimpiazzano i mariti si comportano esattamente come mariti esemplari, rendendo l'orrore indistinguibile dalla norma borghese, con un sottotesto sull'ambiguità sessuale che la storia personale di Tom Tryon avrebbe reso, col tempo, ancora più eloquente.

Epigono consapevole del filone paranoico degli "invasori sostitutivi", il film nacque come il pezzo forte fra due pellicole Paramount da mettere in double-bill. Il secondo della coppia era un film a colori a basso budget. Nelle proiezioni di prova, tuttavia, si scoprì che il pubblico mostrava più interesse per il secondo film. Di conseguenza, al secondo film fu assegnata la maggior parte del budget promozionale ed esso finì per diventare il prodotto principale di quel double-bill. Questo secondo film era Fluido mortale, o the Blob, che poi diventò un'icona della fantascienza low-budget degli anni Cinquanta, mentre Ho sposato un mostro venuto dallo spazio venne sostanzialmente dimenticato. Peccato, perché questo flick fantascientifico s’innestava perfettamente nel filone della paranoia anni Cinquanta, ovvero quello degli sci-fi con invasori spaziali che si sostituivano agli umani, corrente di film che ha l'Invasione degli ultracorpi (1956) come massimo esponente. Il montatore Gene Fowler Jr. e lo sceneggiatore tv Louis Vittes non raggiungono la salienza di Don Siegel, rimanendo, oltretutto, limitati dall'economia produttiva; tuttavia, questo low-budget non si esaurisce nella copia carbone. Il punto di interesse maggiore è la sua dimensione allegorica, probabilmente solo in parte calcolata. Gli alieni che sostituiscono gli uomini si comportano esattamente come mariti esemplari secondo i canoni borghesi del decennio: sobri, casalinghi, emotivamente inerti. L'orrore non sta nel mostro che devasta, ma nell'uomo-modello che non sente, e l’alieno finisce per essere indistinguibile dal marito ideale. Alcuni critici hanno letto nel sottotesto anche un'ambiguità sessuale, resa retrospettivamente più evidente dalla storia personale di Tom Tryon, dichiaratamente gay e in seguito noto scrittore di gotico americano. Il film, inoltre, sceglie di adottare il punto di vista femminile come asse narrativo principale: la paranoia di Marge, credibile e ben sostenuta da Gloria Talbott, diventa la lente attraverso cui l'istituzione matrimoniale viene osservata da una prospettiva interna che passa dall'essere veicolata da una donna di grande dolcezza e tolleranza - tenerissima la sua duttilità di fronte alle prime intemperanze del neo-sposo alieno - al divenire moglie assertiva e combattiva. Non mancano i limiti. Il ritmo non è certo sostenuto e, mentre funzionano bene le sequenze che vedono Marge in azione, altre sequenze risultano meno interessanti; parallelamente, alcuni effetti visivi funzionano in modo decisamente economico, quali il fumo nero sovrapposto alle immagini. Valida, però, la fotografia di Haskell Boggs, benché non il più quotato tra i direttori della fotografia: il suo principale alveo fu quello televisivo, in special modo il set del serial Bonanza (1959-1973); egli valorizza il film nelle sequenze notturne, nelle quali la luce degli esterni crea un'atmosfera da noir duro che contrasta con la linearità del racconto. Si tratta di un titolo che merita attenzione, non per le sue ambizioni di narrazione fantascientifica ma per la sua strana storia d’amore che ha fatto guadagnare al film la candidatura fra le 100 America's Greatest Love Stories (American Film Institute): il matrimonio come colonizzazione, l'uomo normale come alieno, la donna come unica depositaria di uno sguardo lucido sul reale; intuizioni che il film non sviluppa fino in fondo, ma che affiorano con sufficiente nitidezza.

TRIVIA

Tom Tryon (1926-1991) dixit: “Quando ho iniziato a scrivere, l’unica cosa che avevo dalla mia parte era che riuscivo a digitare 80 parole al minuto, sapevo scrivere correttamente e mi piacevano le parole. Ma, man mano che andavo avanti, ho scoperto che la vera ricompensa era la scrittura in sé, lavorarci giorno dopo giorno e riuscire finalmente a realizzare qualcosa. Era proprio quello. Vedere pubblicato un libro è una delle cose più emozionanti che possano capitare; infinitamente più gratificante che recitare” (IMDb.com)

⟡ Nominato ai Golden Globe nel 1963 per il suo ruolo nel kolossal di Otto Preminger il Cardinale, Tom Tryon portò a casa la candidatura insieme a un'esperienza che avrebbe segnato in modo irreversibile il suo rapporto con il mestiere di attore. Preminger era noto per i suoi metodi spicci sul set, ma con Tryon esagerò: lo licenziò pubblicamente davanti ai suoi genitori, che si trovavano in visita durante le riprese, per poi riassumerlo solo dopo essersi accertato che l'umiliazione aveva sortito l'effetto desiderato. Quella fu probabilmente la spinta definitiva verso una svolta che Tryon meditava da tempo. La scrittura era una passione coltivata in silenzio, e l'occasione per trasformarla in vocazione arrivò nel 1968, quando vide Rosemary's Baby di Polanski. Il film lo colpì con la forza di una rivelazione. Tre anni dopo, nel 1971, pubblicò “The Other”, storia di gemelli e identità spezzate nell'America rurale degli anni Trenta. Il romanzo divenne immediatamente un bestseller, e Tryon lo portò sullo schermo l'anno seguente - scrivendo lui stesso la sceneggiatura e producendo il film - e qui da noi arrivò con il titolo Chi è l'altro? Da quel momento abbandonò definitivamente i set per la scrivania. Disse più volte, senza rimpianti, di aver ricavato dalla scrittura soddisfazioni ben maggiori, e guadagni considerevolmente più alti, di quanto la recitazione gli avesse mai offerto. Morì di cancro a 65 anni, lasciando una manciata di romanzi e la sensazione di un uomo che aveva trovato, tardi ma con precisione, il proprio posto nel mondo.

⟡ Gli effetti visivi (nuvole assorbenti, costumi luminosi, trasformazioni, raggi di pistola a raggi, ecc.) sono stati creati e sviluppati da John P. Fulton, un pioniere della fotografia opaca e dei trick shot. Ha dato vita a l'Uomo invisibile (1933) ma il suo successo cinematografico più famoso è l'iconica separazione del Mar Rosso nell'epopea «I dieci comandamenti» di Cecil B. De Mille del 1956 per la quale Fulton vinse l'Oscar per i migliori SFX poco prima di iniziare a lavorare a questo film.

⟡ I cani che attaccano gli alieni mascherati verso la fine del film erano inizialmente troppo spaventati per avvicinarsi agli attori in costume. Poi, i cani, abituati alla presenza degli attori in costume anche troppo bene, arrivato il momento di girare la scena dell’attacco, non hanno attaccato gli alieni ma gli sono saltati addosso scherzosamente. I cani sono stati poi addestrati a giocare con i «tubi respiratori» sui costumi alieni.

⟡ La casa utilizzata per l'esterno della casa di Marge e Bill si trovava al 4946 di Melrose Hill St. a Los Angeles. Questa stessa casa si vede nel film Halloween H20 (1998).

⟡ La macchina di Marge e Bill è una Plymouth Sport Suburban station wagon del ‘58.

Fast rating

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Titolo originale

I Married a Monster from Outer Space

Regista:

Gene Fowler Jr.

Durata, fotografia

78', b/n

Paese:

USA

Anno

1958

Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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