l'Inceneritore

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Voto:

In una Padova oscura e decadente, sulla quale incombe il fumo di un gigantesco inceneritore (quello reale di Camin), si consuma una catena di misteriosi delitti. I corpi delle vittime non vengono mai ritrovati: al loro posto compare un piccolo amuleto che raffigura le celebri tre scimmiette - non vedo, non sento, non parlo. Con il procedere del racconto si scopre che l'assassino non è uno solo: l'inceneritore è il diffusore di una violenza che contagia e trasforma ogni essere umano in potenziale omicida, destinando l'umanità all'autodistruzione. Attorno a questa esile struttura gialla si muove un teatrino di personaggi grotteschi: la contessa spagnola Fedora (Alexandra Delli Colli), proprietaria di una tenuta di campagna; il Gobbo deforme e libidinoso interpretato da Flavio Bucci, dotato di presunte capacità taumaturgiche e di una laurea al MIT; la prostituta Mora (Ida Di Benedetto); un nonno contadino e i suoi due nipoti incestuosi; una banda di teppisti capeggiata da Richard Benson. Il tutto culmina in un finale apocalittico in cui le strade di Padova vengono invase dai rifiuti e i cadaveri, in mezzo ai rifiuti, vengono dati alle fiamme.


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LA RECE

Opera prima e ultima di Pier Francesco Boscaro, tra fallimenti produttivi e un'unica proiezione veneziana ripudiata dall'autore. Il film, nel 2026 viene recuperato e restaurato, come reliquia di un cinema marginale che mescola giallo, horror apocalittico e commedia grottesca senza mai trovare un centro di gravità coerente. Il film è più un atto d'accusa alla barbarie contemporanea che un'opera compiuta: disconnesso, pretenzioso, incatalogabile, viene tenuto a galla quasi soltanto dalla presenza di Flavio Bucci, abile a trovare corpo in un personaggio che sembra cucito su di lui.

Opera prima ed unica dell’eccentrico Pier Francesco Boscaro degli Ambrosi (1955) e tenace battaglia trentennale per ridare luce e lustro ad un folle film di narrativa millenaristica che ci racconta di una società spazzatura nella quale tutti siamo assassini potenziali, ormai imbarbariti e immersi nei nostri stessi rifiuti. Al recupero e restauro di questo delirante e incatalogabile incrocio tra giallo, horror, fanta-apocalittico e commedia grottesca, girato nel 1982 e presentato alla Mostra di Venezia 1984 in versione incompleta (e poi mai distribuito), ci pensa la casa di distribuzione Oblivion Film per gentile concessione dell’Istituto Luce nel 2026. Nonostante un cast non proprio disperato (Flavio Bucci, Ida Di Benedetto, Alexandra Delli Colli) e la colonna sonora di Richard Benson, il film fu travolto da una produzione catastrofica che merita narrazione. Le riprese di un'idea emersa dalla mente di Boscaro nel 1980, questo si legge nei credits, iniziarono a Padova nel marzo 1982 con un budget a metà fra i proventi privati di zona (il produttore di grappa Dario Bonollo) e i soliti contribuiti statali in quanto opera prima (ex art. 28). La stessa ridente città veneta si mobilitò, con 500 padovani che prestarono collaborazione gratuita come comparse e assistenti, tipo colossal hollywoodiano. Prime settimane di ripresa, ok, ma poi i finanziamenti statali tardarono ad arrivare e il primo produttore, Enrico Vendramin (con cui Boscaro aveva fondato la Ambrofilm), rimase senza liquidità: le riprese si interruppero a due settimane dalla fine. Vendramin svaporò e la produzione fu rilevata da Bruno Sanguin, non esattamente stimato dal regista in quanto lo descriveva come un imprenditore scarsamente adeguato. I costi lievitarono e, nel 1983, la Ambrofilm fallì del tutto. Per il 1984, comunque, si riuscirono a portare a termine le riprese, ma il regista Boscaro venne estromesso dal montaggio a causa di motivi di salute, disse il produttore. l’Inceneritore - 1000 e non più 1000 fu presentato alla 41ª Mostra del Cinema di Venezia il 28 agosto 1984, nella sezione "De Sica" dedicata alle opere prime, in una versione di montaggio incompleta che il regista, in seguito, ripudiò. Quest’unica proiezione pubblica, alla quale, come detto, non seguirà distribuzione, piacque con moderazione alla critica del tempo che rilevò l'anticonformismo è l’autorialità dell’operazione ma ne colse anche lo spirito acerbo e incompleto. L’indomito Boscaro, tuttavia, cercando distribuzione, come atto dimostrativo si arrampicò sul cornicione del Colosseo per protesta. Il ministro dello Spettacolo accolse la richiesta, promettendo la distribuzione nazionale dell'opera a cura dell'Istituto Luce; promessa mai mantenuta. Nel 2017, tuttavia, i diritti del film sono tornati al regista: durante il lockdown del 2020 una copia di lavorazione in VHS della riedizione rimontata è trapelata online, all'insaputa di regista e produttore, generando un nuovo, vasto interesse per l'opera, fino ad allora circolata solo tra collezionisti in pessima qualità. La casa di distribuzione Oblivion Film ha annunciato il restauro in Full HD a partire dalla pellicola originale 35mm concessa dall'Istituto Luce, con la collaborazione diretta del regista per preservare l'intento autoriale. Quello che recuperiamo oggi è, comunque, pur dopo esegesi e rimontaggi, un’opera imperfetta, disconnessa e pure un po’ noiosa che mischia spunti argentiani, cose felliniane, cose boccaccesche, avatiane, controculturali (io ci rivedo un po' il Cavallone di Spell - Dolce Mattatoio, 1977) con un finale delirante musicato da Richard Benson (1955-2022) - brano principale “Incinerator” - il quale compare anche nel film nei panni del capo di una banda di teppisti. Le atmosfere, urbane e picaresche al tempo stesso, vengono interpolate con il dialetto veneto e spruzzata di spagnolo ablato dalla contessa Fedora, in un misto surreale sicuramente più ambizioso che riuscito. In quel guazzabuglio che è questo film, e confesso di averci capito poco e non aver perso il sonno per questo, l’attore Flavio Bucci (l’Ultimo treno della notte, 1975; Suspiria, 1977; Ligabue, 1977; il Marchese del Grillo, 1981) sembra trovare un personaggio che calza a pennello al suo stile recitativo o, meglio, al soggetto che spesso si è trovato a recitare, riducendo quel valido attore a caratterista. Bucci, ad ogni modo, salva un po’ il baraccone, spanne sopra la resa della Di Benedetto (che io preferisco sempre vedere in Tradimento, 1982, con Merola e Nino d’Angelo) e della Delli Colli (Zombi holocaust, 1980; lo Squartatore di New York, 1982). La riscoperta online ha generato un piccolo culto dovuto, soprattutto, all’entusiasmo per il recupero stesso e la riesumazione di cose che si credevano morte. Meno entusiasmante è questo pasticcio alla John Waters (Pink flamingos, 1972) de noantri, ma, qui, di estrazione nobiliare e culturalmente pretenziosa. È un piacere averlo recuperato ma l’Inceneritore è e rimane una pellicola periferica.

TRIVIA

Flavio Bucci (1947-2020) dixit: “«Ho speso tutto in vodka e cocaina, non ho più soldi […] Io non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto. Mi chiedono spesso se l’alcol mi ha distrutto […] Ubriacarsi è bellissimo, al di là dei discorsi di morale, che io non ho. E poi cos’è che fa bene? Lavorare dalla mattina alla sera per arricchire qualcun altro?»” (il Messaggero)

⟡ Pier Francesco Boscaro degli Ambrosi (Padova, 15 agosto 1955) è una figura eccentrica: si dichiara discendente di una famiglia aristocratica e vive a Ca' Fausta, villa-museo cinquecentesca a Camin, alle porte di Padova. Pittore oltre che cineasta, sostiene di aver frequentato durante il tirocinio i set di Pupi Avati, Mario Monicelli e Federico Fellini, e di aver realizzato in precedenza il cortometraggio Ed è subito sera (1977). Negli anni successivi è finito sulle cronache locali padovane per vicende giudiziarie e personali; problemi economici legati alla villa, finita all'asta; una querela per presunti video privati a tema sessuale girati per facoltosi.

⟡ Boscaro sperava di avere Gigi Proietti per il ruolo poi andato a Bucci.

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etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di dubbio livello

Titolo originale

Id.

Regista:

Pier Francesco Boscaro degli Ambrosi

Durata, fotografia

90', colore

Paese:

Italia

Anno:

1982

Generi e Temi

Weird, Dramedy

Scritto da Exxagon nel giugno 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

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