Larva Mental

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Voto:

Il titolo è un sintetico manifesto programmatico: la larva è lo stadio informe che precede ogni metamorfosi o, forse, trattasi di parassita che si installa nella mente-corpo e da lì tutto divora. Mikel Balerdi, artista di origine basca passato dalla pittura e dall'illustrazione al tatuaggio, alla body suspension e alla body art estrema, debutta nel lungometraggio con sessantuno minuti in lingua spagnola che scrive, dirige, interpreta e arricchisce di SFX insieme alla sua unica partner di scena. Il progetto, distribuito da TetroVideo, narra di un un padre (Mikel Balerdi) e sua figlia (Dairi Gaona) che abitano un appartamento segnato da un trauma che nessuno nomina. Dormono nudi nello stesso letto e, senza dialoghi, ogni gesto resta ambiguo. Quando lui parte per un viaggio, la ragazza fruga nel suo computer e scopre i filmati delle sue performance estreme, oltre ad alcune maschere nascoste. Ne esce annientata e si toglie la vita. Al ritorno, l'uomo trova il corpo, ormai decomposto, e il lutto diventa precipizio: eroina, autolesionismo, blasfemia e un rapporto sessuale col cadavere. Il cuore del film è uno specchio: ciò che la figlia scopre è l'arte del padre, cioè ciò che Balerdi pratica davvero dal vivo. Cercando sulla rete delle testimonianze dirette dell’autore, veniamo a sapere che per lui il dolore è un linguaggio e una purga interiore, e i suoi film ospitano schegge autobiografiche e il lato oscuro dell'esistenza. Egli, tuttavia, rivendica una netta distanza tra l'uomo e il personaggio, perché le scene sessuali e degradanti servirebbero al ruolo e non alla gratificazione di chi le interpreta, e tra arte e pornografia non vede un confine morale ma solo un atto di sincerità. A mio parere, questa specificazione sembra un excusatio non petita, nel senso che poco interessa allo spettatore se l’artista gode personalmente della sua arte; nel porno, ad esempio, c’è da augurarsi che gli attori godano del sesso che fanno e non lo vivano con totale distacco impersonale o disgusto. La possibilità che le performance di Balerdi siano il documento di un performer masochista autentico, oppure siano una rappresentazione di distaccata arte attoriale - qualcosa mi fa dubitare di questa ipotesi - conta relativamente, ed è una questione che perde sostanza quando il corpo è linguaggio prima che personaggio. La povertà rivendicata dell’immagine non solo richiama facilmente, anche per la tematica necrofila, Nekromantik (1987) di Jörg Buttgereit, ma si rifà a molti indirizzi avanguardistici (mi sovviene l'azionismo viennese di Hermann Nitsch) e cinema indie horror o meno (cfr. American Guinea Pig: Sacrifice, 2017; Carcinoma, 2014; Philosophy of a Knife, 2008); qui, però, manca l'impianto narrativo, e l’effettistica, soprattutto quella del cadavere, è ben meno efficace. Sul piano psicologico l'idea è chiara. Nella melanconia, l'ombra della persona perduta cade sull'Io: il padre non elabora la perdita, la incorpora. Ferirsi significa tenere in vita la figlia attraverso il proprio corpo e, insieme, inseguire nel dolore la scarica di endorfine che anestetizza la colpa: l'algolagnia diventa dipendenza, e il confine tra sofferenza e piacere si fa labile. La necrofilia è il rifiuto radicale di separarsi, un lutto che non sa dire addio e si rovescia in possesso. Da un punto di vista psicologico, quindi, una lettura c’è. E circa quel tipo di rappresentazione o performing art? Il suicidio della ragazza, forse, suona come un verdetto sull'opera stessa del performer o, forse, il suicidio è parte stessa dell’impianto masochistico di quel tipo di espressione. Certo è che le scene estreme arrivano troppo presto; manca una gradualità che permetta di entrare nella psiche del protagonista, e l'assenza di parole lascia opachi i personaggi; l'autolesionismo si ripete fino a perdere forza, l’oretta di durata pesa più dei suoi sessanta minuti e, in definitiva, la visione artistica di Balerdi finisce per essere avvertita più come un suo particolare entusiasmo che come qualcosa che (trasf)formi lo spettatore, interrompendo un certo discorso fra arte e fruitore che, a mio parere, dovrebbe sempre sussistere. Forse, il paradosso maggiore, è che questo genere di film dovrebbe essere visto da persone che MAI sono esposti a questi prodotti, mentre accade che essi vengono fruiti da persone che da anni bazzicano queste performance e, quindi, un po’ anestetizzati; non si ottiene, quindi, quella reazione che si vorrebbe sollecitare, sicché al disgusto subentra velocemente la stanchezza. Larva Mental resta un'opera sincera, moltissimo personale (cfr. Slaughtered Vomit Dolls, 2006; the Benefactress, 2025), ripugnante per scelta, priva di compromessi e difficilmente esplorata e sensata per chi non abbia una certa dimestichezza col cinema estremo.


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etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di dubbio livello

Titolo originale

Id.

Regista:

Mikel Balerdi

Durata, fotografia

61', colore

Paese:

Spagna

Anno:

2021

Scritto da Exxagon nel novembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0