il Maniaco

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Voto:

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Nella distesa acquitrinosa della Camargue, il pittore americano Jeff Farrell (Kerwin Mathews) approda a San Jérôme in cerca di paesaggi e finisce, invece, dentro un triangolo noir. Attratto dalla giovane Annette Beynat (Liliane Brousse), figlia diciannovenne della locandiera, l'uomo si ritrova nella rete della matrigna Eve Beynat (Nadia Gray), presenza magnetica che gli confessa il dramma di famiglia: il marito Georges (Donald Houston), rinchiuso in manicomio dopo aver massacrato con una fiamma ossidrica lo stupratore della ragazza. Prodotto nella stagione in cui la Hammer, folgorata dal successo americano del capolavoro hitchcockiano Psyco (1960), converte parte del suo catalogo dal gotico ottocentesco al thriller psicologico contemporaneo. Il film appartiene alla filiera monosillabica battuta da Jimmy Sangster (da il Rifugio dei dannati, 1963; a l'Incubo di Janet Lind, 1964; da Hysteria, 1965, a Paura nella notte, 1972) e segna una delle rarissime occasioni in cui il produttore Michael Carreras abbandona la scrivania per la macchina da presa (la Nebbia degli orrori, 1963; Exorcismus - Cleo, la dea dell'amore, 1971). Il risultato è un ibrido che paga dazio alle proprie ambizioni: la sceneggiatura saccheggia dichiaratamente i Diabolici (1955) di Clouzot - il marito redivivo, il coro di segni che accerchia i complici, la macchinazione a incastro che rovescia le posizioni tra ingannatori e ingannati - ma manca della precisione geometrica del modello, disperdendosi in una prima ora che flirta più col melodramma passionale che con lo psycho-thriller. Il vero motore del film resta Nadia Gray: femme fatale carnale e ambigua, la sua presenza scenica tiene desta l'attenzione anche quando il ritmo si affloscia. Carreras, regista di mestiere più che di stile, non possiede la sintassi visiva di Terence Fisher né il gusto barocco di Freddie Francis, e la fotografia di Wilkie Cooper, pur non pessima, spreca le potenzialità della Camargue riducendola a fondale di campi medi. Restano, tuttavia, frammenti di autentica tensione, fra cui la sequenza culminante in cui l'inseguimento si insinua nei cunicoli sotterranei di una cava dismessa e, soprattutto, un finale con una valida sequenza di colpi di scena che, ovviamente, regge poco ad una logica stringente ma… vabbè,tanto stavano facendo passare la venticinquenne Liliane Brousse per una diciannovenne! Comunque, proprio in quell'eccesso combinatorio, sospeso tra manierismo Hammer e ossessione clouzotiana mal digerita, il film si ritaglia una cittadinanza minore ma non ingloriosa: Comunque sia, le due protagoniste da sole valgono il prezzo del biglietto.


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Titolo originale

Maniac

Regista:

Michael Carreras

Durata, fotografia

86', colore

Paese:

UK

Anno:

1962

Generi e Temi

Mystery, Twist Ending, Noir

Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0