l'Occhio ipnotico
-
Voto:
Una giovane donna rientra a casa, si china sul fornello a gas per asciugarsi i capelli appena lavati e, ripresa dal punto di vista impossibile della fiamma, se li incendia trasformando il volto in una torcia. Questa è l'undicesima di una serie di automutilazioni inspiegabili (chi si è deterso il viso con l'acido solforico, chi ha infilato la testa nelle pale di un ventilatore) e nessuna delle vittime ricorda nulla dell'accaduto. Il sergente investigativo Dave Kennedy (Joe Patridge) intuisce un disegno dietro gli incidenti. La svolta si ha quando la fidanzata Marcia Blaine (Marcia Henderson) lo trascinar allo spettacolo dell'ipnotista francese Desmond (Jacques Bergerac), in cui l'amica Dodie (Merry Anders) si offre volontaria, viene fatta levitare e, quella stessa notte, diventa la dodicesima sfigurata. Quando Marcia si fa essa stessa esca, fingendo la trance a occhi chiusi per sottrarsi al comando ipnotico, la trappola si rivela: Desmond cela nel palmo un «occhio» pulsante di luce che induce la trance, mezzo per ordinare alla prescelte di raggiungerlo in camerino a mezzanotte; tutto questo mentre l'assistente Justine (Allison Hayes), accompagna sul palco l’ipnotista. Il cuore perturbante del film è legato a quest’ultima protagonista, cosa che dovrebbe essere la sorpresa del film ma, in effetti, viene intuita parecchio in anticipo. In un meccanismo di vendetta, che sposta il movente dal desiderio maschile al risentimento tra donne, Justine distrugge negli altri l'immagine intollerabile della propria bruttezza. Peccato che George Blair e i coniugi Woodfiled non trovino il coraggio di scavare in quel materiale: la complicità di Desmond resta un buco di sceneggiatura mai colmato (perché mai lascia che le sue conquiste vengano aggredite?), e all'eroe occorrono tre quarti di film per capire ciò che il titolo ha già svelato. La regia, però, sa quando accendersi: le sequenze sul palco, con Bergerac illuminato dal basso in un gioco di ombre che ne dilata la minaccia, sono le più riuscite. L'attore, all'epoca noto soprattutto come ex marito di Ginger Rogers, modella la sua cadenza e l'accento su quello che fu di Bela Lugosi, riproponendo l'archetipo del seduttore europeo affascinante e sinistro. Allison Hayes, poco dopo l'iconico ruolo in Attack of the 50 foot woman (1958), trova qui, forse, la sua parte migliore, tutta calcolo e crudeltà; l’attrice avrà, poi, un futuro sventurato (leggi qui). l’Occhio ipnotico richiama le logiche dei gimmick di William Castle, rientrando di diritto nella stagione degli espedienti da sala che, tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta, trasformavano la proiezione in esperienza partecipata. Nel finale, Desmond ipnotizza la platea con qualche trucco da salotto e sfonda la quarta parete rivolgendosi alla macchina da presa, mentre in sala veniva distribuito un palloncino «Hypnotic Eye» da gonfiare a comando: la finzione che invade lo spazio dello spettatore, esattamente come fu con il "Percepto!"" di Castle (cfr. il Mostro di sangue, 1959). Il secondo nome è Herschell Gordon Lewis: l'ossatura anticipa in modo quasi letterale Wizard of Gore, film in cui un illusionista mette in trance una spettatrice per ritrovarla poi morta a casa, mutilata come nello spettacolo. Sullo sfondo agisce anche l'eco del sensazionalismo macabro de gli Orrori del museo nero (1959) di Herman Cohen, di cui la pellicola pare voler capitalizzare lo shock, fino alla vecchia fase di fortuna della quale l’ipnosi godette in quel di Hollywood (cfr. Svengali, 1931; The Amazing Mr. X, 1948; Il Segreto di una donna, 1949). Resta un piccolo prodotto dimenticato, imperfetto e datato: la sceneggiatura avrebbe chiesto più spessore sul passato dei suoi cattivi, ma la generosità delle trovate, la fotografia in bianco e nero e la ferocia delle scene madri ne fanno un esempio puro di camp anni Sessanta. Rispolverare.
Fast rating
Titolo originale
The Hypnotic Eye
Regista:
George Blair
Durata, fotografia
79', b/n
Paese:
USA
Anno:
1960
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0