Scream 7
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Voto:
Partiamo con l'autoincensarmi nel dire che, quando mi innamorai di Neve Campbell nel 1996 con Scream, e ancor più con Sex Crimes - Giochi pericolosi (1998), avevo visto lunghissimo tipo investimento in BTC, dato che oggi, a 53 anni, Neve è ancora terribilmente attraente, più di Isabel May, sua figlia nel film. IMHO? No, dato oggettivo. Ciò detto, il problema è che questo ennesimo sequel di un franchise nato come rilettura anche ironica dello slasher, si è trasformato esattamente in ciò che un tempo meta-sbeffeggiava. Ironia delle ironie, a firmarne il declino è Williamson, sceneggiatore dell'originale, qui promosso alla regia dopo un tormentato terremoto produttivo: il licenziamento di Melissa Barrera perché ha rilasciato un post nel quale parlava di Gaza come "genocidio e pulizia etnica", cosa non gradita agli integerrimi produttori; l'addio di Jenna Ortega che mollò proprio perché la Barrera era stata licenziata; l'uscita dal progetto dei registi del reboot Bettinelli-Olpin e Gillett (Scream VI, 2023) per andare a realizzare Abigail (2024), cosa alla quale i produttori hanno reagito richiamando in servizio i volti storici. Che si dice di bello questa volta? Sidney Prescott (Neve Campbell) si è rifugiata a Pine Grove, amena localita nella quale gestisce una caffetteria; là è sposata con Mark Evans (Joel McHale), capitano della polizia locale, e cresce la figlia adolescente Tatum (Isabel May) che mal sopporta il controllo materno e la diffidenza verso il fidanzato Ben (Sam Rechner). La quiete si spezza quando Sidney riceve videochiamate da Stu Macher (Matthew Lillard), morto trent'anni prima: deepfake generato dall'intelligenza artificiale o improbabile ritorno in vita? Ghostface ricomincia a mietere vittime, e l'arrivo di Gale Weathers (Courteney Cox) restituisce un po' di adrenalina. Williamson, in effetti, ridà a Campbell e alla Cox dei buoni spazi narrativi e, sul versante puramente orrorifico, l'artigianato regge: la fuga lungo lo stretto corridoio della panic room, con la lama che squarcia la parete a un palmo dai volti di madre e figlia, è decisamente tesa. Il problema è tutto il resto. La scelta di riesumare l'intero cast storico quasi per intero già ucciso nei capitoli precedenti, mentre le nuove leve del reboot come Mindy (Jasmin Savoy Brown) e Chad (Mason Gooding) finiscono confinate ai margini, poggia sul moderno, ma già spompato, espediente dei deepfake; e la spiegazione finale è tra le rivelazioni più deboli mai apparse in uno slasher, benché il “tema del manicomio”, in effetti, sia un leitmotiv del genere slasher. Ancora più deludente è l'abdicazione dal gioco meta-cinematografico che era la firma della serie. Proprio mentre là fuori maturava un'intera generazione di meta-slasher più o meno ingegnosi (Behind the Mask, 2006; the Final Girls, 2015; Auguri per la tua morte, 2017; Totally killer, 2023), Williamson quel terreno lo sfiora appena con qualche battuta autoironica. Il resto è confezione canonica, dialoghi legnosi e un discorso su AI e trauma generazionale mai davvero affrontato. Dietro la patina di modernità e la femminilità matura di Neve Campbell non c’è nulla di che, appaiando Scream 7, pur con tutto il suo vestito nuovo, ad uno di quegli slasher di seconda o terza fila che spuntavano sugli scaffali VHS dei videonoleggi. Voto forse un po' severo ma quando Neve s'indispettisce è ancora più attraente...
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Kevin Williamson
Durata, fotografia
114', colore
Paese:
USA, Canada
Anno:
2026
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0