Nel più alto dei cieli

-

Voto:

Presentato alla 35ª Mostra del Cinema di Venezia e immediatamente sequestrato per blasfemia, Nel più alto dei cieli porta con sé la biografia di un film perseguitato e di un autore outsider, amante della settima arte al punto di fondare un suo cinema (Cinema Azzurro Scipioni, a Roma) e fare il proiezionista. Il lavoro più estremo di Agosti, che dialoga apertamente con i grandi dell'allegoria politica europea (l'Angelo sterminatore di Buñuel, Salò di Pasolini, l'Udienza di Ferreri), narra di un gruppo eterogeneo di quattordici pellegrini che si reca in Vaticano per un'udienza papale: tra loro figurano la corpulenta suor Teresa (Clara Colosimo di Salon Kitty, 1976, e il Mostro, 1977), una giovane novizia, Luigi (Edy Biagetti) borghese dall'aria rispettabile; Andrea (Giorgio Bonora) uomo di mezza età; Maury (Francesca Romana Coluzzi) donna dalla storia torbida. Poi anche altri. Una volta imbarcati nell'ascensore che dovrebbe condurli all'udienza, il meccanismo si inceppa e l'ascensore sale e sale; superato il 300° piano, si intuisce che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Quello che segue è una discesa, letterale e metaforica, verso l'abisso della natura umana. La scelta dell'ascensore come unico set è, al tempo stesso, una trovata economica e una decisione estetica efficace, peraltro curata dallo scenografo Massimo Antonello Geleng presente in moltissime produzioni nostrane (per dirne tre: Cannibal Holocaust, 1980; le Foto di Gioia, 1987; Non ho sonno, 2001). La colonna sonora firmata da Nicola Piovani, già complice di Agosti nei documentari degli anni precedenti e futuro Premio Oscar, tesse un contrappunto di canti sacri mentre l'umanità si disfa. Secondo la lezione buñueliana, politici, ecclesiastici, borghesi e proletari vengono privati, uno per uno, degli involucri ideologici che li definiscono socialmente; ciò che emerge è la bestialità - omicidi, violenze sessuali, coprofagia, episodi di cannibalismo - che parifica le persone al di sotto di qualsiasi livrea sociale. In questo senso, Agosti non fa satira anticlericale in senso stretto (il bersaglio è l’essere umano in senso generale) anche se la location vaticana funziona bene per catalizzare ed esasperare il contrasto e si capisce che i porporati se la siano presa a male. Il film non si mostra particolarmente compiaciuto nel mostrare cose turpi; piuttosto, da prodotto controculturale quale ambisce ad essere, pare bearsi per il proprio piglio intellettuale ed ellittico, con discorsi (il marxismo, per dirne uno) e riprese che dovrebbero dare “pesante” stratificazione semantica e che, invece, finiscono per diventare ridondanti, dato anche lo spunto risaputo dell’homo homini lupus e della maschera sociale che nasconde il lupus di cui sopra. Film più curioso che riuscito o, meglio, poco capace di intrattenere ed intrigare; forse invecchiato non benissimo. Un tempo raro ed emarginato, oggi più facilmente reperibile, ridefinibile "contained thriller" (o Drama) ma difficilmente conoscerà una seconda giovinezza.


banner Amazon music unlimited, 90 milioni di brani senza pubblicità, exxagon per Amazon
Fast rating

etichetta di valutazione veloce del sito exxagon per i film giudicati di scarso livello

Regista:

Silvano Agosti

Durata, fotografia

85', colore

Paese:

Italia

Anno

1976

Scritto da Exxagon nel marzo 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0