Stopmotion
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Voto:
Robert Morgan (the ABC’s of death 2, 2014) firma con Stopmotion un'opera che si inserisce nella tradizione del cinema dell'arte maledetta attraverso il linguaggio specifico dell'animazione stop motion, mossa di meta-cinema per la quale il medium diventa metafora della condizione psichica della protagonista. Ella (Aisling Franciosi), giovane animatrice, vive all'ombra ingombrante della madre Suzanne (Stella Gonet), celeberrima animatrice stop-motion che ha dominato la vita della figlia fino agli ultimi giorni, inaridendola e rendendola incapace di pensiero proprio. Ella, insomma, è solo l’ennesima marionetta. Eppure, la dispettosa piccola vicina di casa (Caoilinn Springall) sembra aiutare Ella a trovare l’ispirazione e le suggerisce, a poco a poco, la storia di una ragazzina inseguita dall’Uomo di Cenere. Tuttavia, Ella deraglia psicologicamente e Tom (Tom York), il fidanzato, assiste impotente al progressivo deterioramento psichico della ragazza che si rifugia sempre più nel suo mondo di pupazzi e scenari onirici. Film orrorifici che hanno giocato con la psiche deragliata di giovani vittime dell’oppressione genitoriale (danno transgenerazionale), ce ne sono da mo', con anche rappresentanti importantissimi (Carrie - lo Sguardo di Satana, 1976). Morgan, quindi, non si appella ad un soggetto originale ma, se non altro, ripete la lezione attraverso l’utilizzo di un mezzo, la tecnica stop-motion e le sue creature, che, in effetti, già da tempo viene usata per raccontare storie inquietanti, da Tim Burton (la Sposa cadavere, 2005) ai fratelli Quai (Street of Crocodiles, 1987), da Little Otik (2000) a Mad God (2021). La prima sezione del film procede con la lentezza ipnotica; gli appartamenti divengono spazi angusti kafkiani nei quali passato e presente di Ella si sovrappongono in una danza macabra tra generazioni e con totale predominanza della figura femminile nelle sue tre età: infanzia, età adulta e anzianità. La febbricitante passione-ossessione per la creazione artistica diventa tangibile ma, qui, inquinata dalla patologia famigliare, sicché ogni pupazzo diventa una proiezione del tormentato inconscio della protagonista. Interessante, sul piano psicologico, la figura della “Little Girl” che si comprende essere una proiezione della mente dell'animatrice: la bimba è la proiezione psichica di Ella che lei non è mai potuta essere in una vita assoggettata ai bisogni di una madre imponente e opprimente; questo ce lo dice sia il ribellismo della Piccola, sia la sua capacità di essere creativa, dote che Ella ha perduto sul piano razionale e che si conserva, quindi, come risorsa inconscia che emerge solo in modo allucinatorio. La Piccola Ragazza, ovvero l’inammissibile che ritorna nel quotidiano, nella seconda parte del film sollecita la dinamica body horror che dominerà la creatività di Ella. Quest’ultima inizia a utilizzare la propria pelle come materiale artistico esplicitando l’adagio che vuole l’artista consumato dalla propria arte. Indubbiamente, il lavoro di Morgan dialoga con la tradizione dell'animazione sperimentale europea (Jan Svankmajer del succitato Little Otik, i Quay, ...), ma cerca anche di "svecchiarsi" con la scelta dei giovani protagonisti e dell'horror puro come genere ora in voga, anche se il film finisce per ristagnare nelle location limitate e in una trama che non conquista del tutto anche perché prevedibile. Animazione di Andy Biddle (Paranorman, 2012), comunque, ineccepibile per un horror che, benché lontano dalla memorabilità, mostra personalità autoriale e un tono parecchio sinistro che, in più di un’occasione, potrebbe portare a coprirsi gli occhi. Locandina molto bella.
Fast rating

Titolo originale
Id.
Regista:
Robert Morgan
Durata, fotografia
93', colore
Paese:
UK
2023
Scritto da Exxagon nel gennaio 2025; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
