la Mummia di Lee Cronin

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Voto:

Charlie Cannon (Jack Reynor), corrispondente per un'emittente statunitense al Cairo, vive in Egitto con la moglie Larissa (Laia Costa) e i figli Katie (Emily Mitchell) e Sebastian. Un pomeriggio, Katie viene rapita da una donna misteriosa (Hayat Kamille) ma la tosta poliziotta Dalia (May Calamawy) non trova alcuna pista. Otto anni dopo, ormai trasferiti ad Albuquerque con l'aggiunta della piccola Maud (Billie Roy), i Cannon apprendono che un aereo cargo è precipitato ad Assuan e che tra i rottami è stato ritrovato un sarcofago di basalto, risalente a tremila anni fa, con dentro Katie (Natalie Grace), viva ma catatonica, deforme, muta e violenta. Rimpatriata la ragazza, la famiglia scopre che qualcosa di ancestrale, il Nasmaranian, ha preso possesso del suo corpo della ragazzina e comincia a compiere la sua opera, ovvero distruggere la pace familiare mettendo l’uno contro l’altro.


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LA RECE

Lee Cronin reimmagina la Mummia come possession movie, abbandonando il registro avventuroso dei predecessori Universal a favore di un horror soprannaturale centrato su una famiglia. Vengono mescolate suggestioni stokeriane, la fenomenologia dell'Esorcista e l'iconografia grottesca dei Deadite di Raimi, oscillando tra dramma domestico e body horror viscerale con scene di forte impatto. La sottotrama della detective Dalia rallenta il ritmo senza chiarire del tutto la mitologia del Nasmaranian, e il caos splatter finisce per soffocare le riflessioni più interessanti: la figlia ritrovata ma ormai abbietta e indesiderata. Restano un ottimo make-up, una fotografia curata e il merito di aver finalmente reso la mummia un mostro davvero inquietante.

Lee Cronin, dopo la Casa - il Risveglio del male, torna al possession movie in cornice domestica. Fu proprio il buon risultato ottenuto dal film del 2023 a convincere James Wan (Saw - l'Enigmista, 2004) ad avvicinare Cronin per affidargli un film a tema mummia. Cronin, dalla sua, non era granché interessato all'archetipo del classico mostro bendato, ma accettò quando fu accolta una sua revisione della storia che scartava il modello avventuroso dei precedenti titoli del franchise a favore di un horror soprannaturale che portasse la maledizione egizia nella famiglia media, con tanto di dramma per una figlia scomparsa da tempo. Messo nero su bianco il nuovo approccio, Wan ha fatto una telefonata al produttore Jason Blum per unire le forze produttive tra la sua Atomic Monster e la Blumhouse Prod., a cui aggiungiamo la New Line Cinema, cioè gruppo Warner, cioè il gruppo Paramount Skydance… c’è da sbendare un po’ per vedere cosa c’è sotto! Blum propose l'inclusione del nome del regista nel titolo ufficiale per stabilire un'identità distinta per il progetto, discostandolo, così, dalle uscite Universal del 1999 e del 2017. Scelta “sonoramente” azzeccata, perché, in qualche modo, rende maggiormente esoterico e cupo il titolo; fermo restando che non si sappia chi sia Lee Cronin e che si immagini, chessò, uno scrittore dal cui lavoro il film è tratto, oppure altre cose arcane. Certo, meno azzeccato se si valuta che, in ambito cinematografico, i film che riportano nel titolo i nomi dei registi, di solito lo fanno con opere fortemente autoriali e di artisti di prestigio, cosa che non può essere detto per Lee Cronin di cui ricordiamo solo il suddetto film del 2023 e il suo altro family-centered Hole - l’abisso (2019). Chiarito il paratesto, va precisato che non ci troviamo di fronte alla mummia classica codificata dai sequel della Universal, quella che si trascina in cerca dell'amore eterno reincarnato. Pare, invece, che Cronin abbia voluto combinare antiche suggestioni letterarie - come Il Gioiello delle sette stelle (1903) di Bram Stoker, che legava l’antico Egitto al tema della possessione - con la fenomenologia de l’Esorcista (1973). Troviamo, infatti, la bambina che si crepa in volto, levita, vomita e uccide, di fronte a genitori esausti che perdono il controllo. Il tutto è, infine, spennellato dall’iconografia dei Deadite di Sam Raimi (la Casa, 1981), di cui riprende soprattutto il ghigno e l’ironia oscura. Questa miscela fa tracimare un horror d'impostazione drammatica verso derive grottesche, con diverse scene che muovono al puro disgusto. I tanti momenti in cui il caos corporeo evoca Raimi o persino il Peter Jackson pre-Tolkien di Splatters (1992) divertono, disgustano, ma si mangiano anche le riflessioni che il film sembrava voler portare in tavola e che, a tratti, nel dramma dei due genitori (e nelle espressioni sempre un po’ sbigottite che ci regala un Reynor non in parte) fanno capolino: la figlia ritrovata ma, ora, abbietta, imbarazzante, disabile e, infine, indesiderata e nemesi dell’unità familiare. Oltre a ciò, l'indagine parallela della detective Dalia, che dovrebbe garantire la quota thrilling, spegne il ritmo invece di alimentarlo e, sarà che sono tardo io, non chiarisce del tutto la dinamica fra questa creatura demoniaca, il Nasmaranian, e la famiglia dell’egiziana dedita ad una spietata ritualistica. Rimangono l'ottimo make-up di Natalie Grace, la fotografia curata, un finale un po’ troppo pirotecnico e diverse scene di sicuro effetto viscerale: la pedicure, la videocassetta rivelatrice con il rito a cui fu sottoposta la bambina, la nonna sbranata e la stessa posseduta, la bambina con i denti della nonna in bocca, la bambina che lappa da terra il liquido di imbalsamazione della nonna morta. Occorre ammettere che se la critica maggiore diretta alla mummia come mostro cinematografico è che è sempre stato un po’ fiacco e poco spaventoso, la Mummia di Lee Cronin ne riscatta questa negativa nomea.

TRIVIA

Lee Cronin (1982) dixit: “L’idea era quella di realizzare un film sulle mummie che potesse essere terrificante, e trovare un modo per farlo. Quindi, uno dei primi pensieri che mi sono venuti in mente è stato: “Be’, come potrei mummificare una persona che mi sta a cuore? Cioè, come potrei farlo?”, in quanto mi piaceva quell’idea. “Come potrei mettere una mummia in casa tua, e come potrebbe quella mummia essere qualcuno che ami?” Certo, facile se fosse ambientato 3.000 anni fa in Egitto, e fosse un faraone risorto che torna a casa, ma volevo che fosse ambientato nel qui e ora, che fosse una storia contemporanea. Perciò, quella è stata una scelta necessaria, in termini di come ho costruito quella storia e di come sono riuscito a realizzarla. Allora, uno dei primissimi pensieri è stato: “È una famiglia, hanno una mummia in casa e quella mummia è una persona cara… come faccio a mettere insieme i pezzi? Come posso raccontare quella storia?” (We live entertainment)

⟡ Lee Cronin ha descritto il film come «una po’ Poltergeist (1982) e un po’ Seven (1995), ma attraverso il mio punto di vista e il modo in cui mi piace intrattenere la gente», e ha citato Breaking Bad come ispirazione per la palette di colori. L'influenza del Poltergeist si riferisce alle «circostanze domestiche e al calore della famiglia», mentre l'influenza dei Seven si riferisce «all'angolo oscuro e investigativo e ai segreti che esistono dietro di esso».

⟡ Lee Cronin ha dato la priorità a un casting autentico per questa produzione, collaborando a stretto contatto con May Calamawy e May Elghety per incorporare dettagli culturali accurati nella narrazione. Elghety ha anche contribuito ai dialoghi in arabo egiziano parlati nel film. Calamawy è egiziano-palestinese ed è cresciuta parlando l'arabo levantino; quindi, ha dovuto lavorare sul suo dialetto arabo egiziano per il film con l'aiuto di Elghety.

⟡ Le riprese principali si sono svolte in Irlanda e Spagna dal 24 marzo 2025 alla fine di giugno 2025. Le scene degli interni sono state girate vicino alla contea di Wicklow in Irlanda, mentre le sequenze nel deserto si sono svolte nell'aspra regione di Almería, in Spagna. Il deserto di Tabernas ad Almería, in Spagna, è definito l'unico vero deserto dell'Europa continentale ed è stato utilizzato come location per le riprese di molti film.

⟡ Nella prima parte del film, mentre Katie è fuori, il cartone animato di Scooby Doo che suo fratello Sebastián sta guardando è la puntata Jeepers, It's the Creeper episodio S2.E3 andato in onda in USA il 26 set 1970.

⟡ May Calamawy, durante una proiezione speciale tenutasi il 9 aprile 2026 all'Hollywood American Legion Post 43 di Los Angeles, ha indossato un trucco protesico simile a uno squarcio sulla gola. Il regista Lee Cronin e Calamawy hanno ideato il gimmick mentre si scambiavano messaggi su voli separati per Los Angeles per la premiere. Calamawy ha parlato molto poco alla proiezione e ha mantenuto uno sguardo controllato, rimanendo nel personaggio della detective Dalia Zaki, la cui ferita al collo causata dalla scena dello scorpione influisce sulla sua capacità di parlare. Calamawy ha poi pubblicato su Instagram: «Molti di voi sono preoccupati per il mio collo... andate a vedere @leecroninsthemummy». La protesi ha generato un significativo coinvolgimento sui social media, con gli utenti che si sono chiesti «cosa le è successo al collo?»

⟡ La morte della madre di Cronin, scomparsa improvvisamente la mattina in cui aveva finito di lavorare al suo film precedente (2023), è diventata la base emotiva formativa di questa produzione. Il regista fece una difficile telefonata a un becchino per assicurarsi che i denti finti di sua madre viaggiassero con il suo corpo dall'ospedale alla veglia, cosa che è rimasta impressa nella sua memoria e ha ispirato direttamente una delle immagini ricorrenti più memorabili del film. Cronin ha consapevolmente spostato il suo dolore personale in una famiglia che sta vivendo un diverso tipo di perdita: un bambino scomparso la cui assenza lascia un vuoto incolmabile. La sequenza funebre del film si basa sulla sua esperienza diretta delle veglie irlandesi.

⟡ L’effettista Arjen ha iniziato la sua carriera imparando dai famosi Rick Baker e Stan Winston. L'applicazione per il trucco dell'attrice Natalie Grace durava circa sei ore per sessione e copriva gambe, braccia, testa, spalle, parrucche, lenti e denti. La composizione specifica del materiale degli skin effects, descritta come una combinazione di materiali simili al lattice e alla carta progettata per lacerarsi in modo realistico senza rompersi.

⟡ La sequenza finale presenta una cella identificata come Camera 237. Questo numero di stanza funge da omaggio cinematografico alla stanza stregata di Shining (1980).

⟡ A un certo punto la detective Zaki (May Calamawy) dice: «Ci sono molti Layla in Egitto». May Calamawy è apparsa in precedenza in Moon Knight (2022), la miniserie Marvel Disney+ del 2022 in cui interpretava Layla El-Faouly.

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Titolo originale

Lee Cronin's the Mummy

Regista:

Lee Cronin

Durata, fotografia

134', colore

Paese:

Irlanda, USA, Spagna, Canada

Anno:

2026

Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0