Next of Kin
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Voto:
Linda Stevens (Jacki Kerin) fa ritorno in una sonnolenta cittadina di provincia per prendere possesso di Montclare, la casa di riposo lasciatale in eredità dalla madre. Ad amministrare l'istituto trova il dottor Barton (Alex Scott) e la governante Connie (Gerda Nicolson); nel frattempo, ritrova anche Barney (John Jarratt), pompiere del posto che diventa il suo interesse sentimentale. Rientrare fra quelle mura riaccende in Linda memorie infantili sfocate e disturbanti. Quando scopre il diario della madre e comincia a leggerlo, pagina dopo pagina, il sospetto si fa certezza: dentro Montclare agisce qualcosa di sinistro e mortale.
LA RECE
Unica incursione nell'orrore del documentarista Tony Williams, Next of kin trapianta il gotico europeo nel cuore dell'ozploitation, costruendo un mystery centrato su una protagonista graziosa, fragile e non creduta. La regia calibra ogni inquadratura, si fa inventiva e, infine, rovescia le premesse in un climax spietato ed esplosivo. Da riscoprire.
Piccola gemma ozploitation atmosferica a lungo dimenticata (non che ora se ne parli granché) Next of Kin è il film con cui il neozelandese Tony Williams, formatosi col documentario, tenta l'unica incursione della sua carriera nell'orrore, e lo fa guardando dichiaratamente all'Europa più che all'Australia. Il debito più palese è verso il gotico continentale. Girato nel castello di Overnewton, il film appartiene di diritto alla stagione d'oro dell’exploitation australiano (ozploitation crasi di Aussie-exsploitation) ma ne rappresenta l'anima più raffinata e meno chiassosa. Per lunghi tratti, lo spettatore non sa quale tipo di horror stia guardando. La delicata Jacki Kerin veste i panni della giovane che abita uno slasher, o forse una ghost story, o persino un monster-movie, il tutto inserito in una RSA di basso profilo che dona anche una pennellata “geriatric”. Williams dilata i tempi con calcolata pazienza (una pazienza che non piacerà al pubblico più dinamico), disseminando indizi finché l'ingranaggio non scatta e il finale precipita verso una rivelazione non del tutto imprevedibile ma, indubbiamente… esplosiva. Il dispositivo del diario materno, letto in voce fuori campo, cosa non originalissima, funziona però da doppio fondo narrativo che stratifica il passato nel presente; il fatto che nessuno presti fede alla protagonista trasforma il film in un racconto sul non-detto e sul non-creduto (per le spettatrici più agguerrite, potrebbero dirvi anche "sul tema della soggettività femminile negata") che costituisce l'ossatura psicologica di tanto gotico al femminile (cfr. Angoscia, 1944; Suspense, 1961; gli Invasati, 1963; la Morte corre incontro a Jessica, 1971). Come impone il gotico classico, l’emotività della protagonista trova pieno e progressivo rispecchiamento nell’ambiente dolente e teso, perdendo progressivamente di lucidità mentale. Pur non riuscendo a far esplodere del tutto il terrore promesso dalla lenta costruzione della tensione, Next of Kin si rivela un piccolo film ingegnoso con alcuni giochi di inquadratura (uso esteso della Steadicam ai suoi esordi), colori e montaggio per nulla banali; non a caso, pur passato quasi inosservato dal largo pubblico, si prese una bella rivincita al prestigioso Festival di Sitges conquistando il premio come Miglior Regista, battendo persino il Sam Raimi de la Casa. Ultime cose da sapere: la presenza di un giovane John Jarratt, futuro volto di Wolf Creek (2005), e la colonna sonora di Klaus Schulze, musicista della scuola elettronica berlinese che firma qui un tappeto sintetico ipnotico prima di consegnarsi all'incubo assoluto di Angst (1983). Restaurato in alta definizione da Severin e Umbrella dopo anni di introvabilità, Next of Kin resta un horror poco visto e che difficilmente godrà di un recupero cult; tuttavia, rappresenta anche uno dei vertici della produzione del cinema di genere di quegli anni in Australia. Rispolveriamolo.
TRIVIA
⟡ Il titolo del film è un modo di dire inglese o, meglio, una formula giuridica per indicare il “parente più prossimo” o “parente stretto”.
⟡ Quentin Tarantinoi reputa Next of Kin uno dei suoi film australiani preferiti e ha paragonato l’atmosfera di questo film come simile a quella di Shining (1980).
⟡ Le stanze al piano superiore della casa di riposo vennero realizzate su un palcoscenico.
⟡ Il film, nel 1982, venne nominato per il premio AFI (Australian Film Institute) per il miglior montaggio (montatore Max Lemon), ma ha perso contro Interceptor - Il guerriero della strada (1981).
⟡ Alcune scene eliminate del film sono andate perdute, presumibilmente distrutte.
⟡ Odiernamente, l'attrice Kerin è impegnata professionalmente come storyteller ed animatrice. La potete vedere sul suo sito web.
⟡ Il dipinto che Linda guarda mentre visita l'ufficio del dottor Barton è «Christina's View» di Andrew World.
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Tony Williams
Durata, fotografia
89', colore
Paese:
Australia, Nuova Zelanda
Anno:
1982
Scritto da Exxagon nell'ottobre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0