la Casa - il Rogo del Male
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Voto:
Alice (Souheila Yacoub) gestisce un ristorante insieme al marito Will (George Pullar), il quale pare innervosirsi molto, troppo, per i comportamenti della coniuge. Dopo l'ennesima lite, Will parte in auto, scorge sulla strada la Deadite Jessica (Greta van den Brink) e si schianta; mentre brucia nell'abitacolo, Jessica, compiendo i suoi rituali, lo contagia. Dopo i funerali, il padre Edgar (Erroll Shand) vuole rivedere la salma, che torna in vita. Alla cena di famiglia, tesissima in quanto Alice viene considerata una “dissidente” della famiglia ed è incolpata per la morte di Will, Edgar, a propria volta posseduto, perde il controllo, trafigge il cane con una forchetta, e finisce, successivamente per uccidere Thya (Luciane Buchanan), fidanzata di Joseph (Hunter Doohan), il fratello di Will. Il contagio dilagherà nella casa della famiglia di Will, tra la madre Susan (Tandi Wright), la nonna Polly (Maude Davey) e gli altri, mentre Alice lotta per sopravvivere ai Deadite che cercano il Pugnale di Kandariano, trovato e nascosto dal nonno di Will che faceva ricerche esoteriche, e la sola arma capace di fermarli.
LA RECE
Dietro l'ennesima giostra splatter di deadite, Vaniček e Florent Bernard costruiscono un discorso sulla violenza domestica che regge finché resta sottotraccia, fra ellissi, indizi e complicità/conflittualità femminili, e cede quando il finale lo declama. L'estremismo sanguinario d'ascendenza French Extremity abbaglia ma non salda le immagini. Resta un horror di buone intuizioni e mano pesante, in un franchise che si sta allontanando (troppo) dall'ironia dell’originale.
Recensione difficile per un film il cui apprezzamento necessita delle giuste spiegazioni, senza dimenticare, comunque, che in produzione c’è sia Raimi, sia Bruce Campbell, i padri nobile del franchise nato nell’1981 (la Casa) che oggi si presenta a noi con l’abito haute couture della French Extremity e, appunto, da quei padri viene benedetto. Il film si apre tenebroso, grigio e già efficacemente feroce, procedendo per ellissi e contrasti che mirano ad un senso specifico: questa volta, i deaditi sono rappresentazioni fisiche di traumi reali. Notevole una delle prime sequenze: il dolore composto delle esequie viene scavalcato dalla leggerezza con cui l'addetto delle pompe funebri sbriga il defunto, cambiando registro e perfino musica, come se il lutto fosse affare di pochi e il resto del mondo vivesse su un altro piano, come di fatto è in quelle circostanze; un volo pindarico mi riporta alla mente la frattura che apre Aftermath (1994) di Nacho Cerdà, corto selvaggio e magistrale in cui, alla pietà dei familiari, segue, senza soluzione di continuità, la brutalità del protagonista. Ancora più notevole è come Sébastien Vaniček tratti la violenza domestica e la violenza sul femminile, materia che il genere, di solito, brandisce con la clava o, peggio, in questi ultimi anni, incarta in logiche woke. Qui il discorso è dialettico: gli indizi, disseminati nella trama, si fanno via via più espliciti, e accanto alla vittima affiorano le altre funzioni femminili. La madre, secondo una logica da donna maltrattata (cfr. battered wife syndrome), da vittima diventa complice omertosa della violenza, e poi psicotica che limona che il marito indemoniato e sanguinante; il vero scontro finisce per opporre le figure femminili più che femmine e maschi (cfr. altri film francesi Inside - À l'intérieur, 2007; Alleluia, 2014). Questi ultimi sono scritti in modo più netto, brutali, consapevolmente o meno, oppure gravemente inefficienti, come il giovane Joseph che, di fronte ai momenti più turpi, fugge o si paralizza. La possessione demoniaca, insomma, esplicita una dannazione familiare già in atto da lungo tempo, ovvero dai tempi del patriarca, il nonno demonologo. La Casa non è più luogo sicuro invaso dal Male ma diventa, essa stessa, covo del Male, ma anche luogo nelle cui soffitte (da sempre il sottoscale, qui il pivot diviene la parte alta della casa) si custodisce una lama grezza che, in sintesi, serve per tagliare i legami familiari, cosa esplicitata nella parte terminale da un “fanculo la famiglia”. Il finale, in effetti, diviene troppo didascalico, soprattutto a confronto con un incipit raffinato, fino ad una chiusa alla Terminator che eccede nel fantastico e, soprattutto, affida a lunghi discorsi ciò che fin lì era metafora. Per parte del pubblico, poi, il punto di rottura sarà la crudeltà o la provocazione a vuoto (la cera ingerita, Joseph impalato sulla lavastoviglie, la solita distruzione del maxillo-facciale, il martello pneumatico contro lo scheletro del marito) senza ingegnarsi a connetterle meglio se non con una continua rissa. Piaccia o meno, l’impianto da French Extremity di Sébastien Vanicek e Florent Bernard (Vermin, 2023) - che richiama, oltre ai già citati, anche le brutalità di Haute tension (2023) e Martyrs (2008) - garantisce un ritmo sostenuto che si avvicina al fumetto di Raimi per qualche scena ironica (la nonna sulle scale) e l’interminabile e impossibile pestaggio che subisce Joseph. Manca, ahimè, l’erede di Ash. Alice non vale come controparte femminile moderna, poiché la sua narrativa è del tutto diversa da quella incarnata da Bruce Campbell; quella di Alice è la narrativa di quest’epoca, ovvero quella del trauma e della disillusione. Come spettacolo orrorifico, però, nulla da dire, ivi compresa la terrea fotografia di Philip Lozano (Mads, 2024) che incornicia questa rutilante demolizione della famiglia dall'interno; c’è da dire che, in ambito demonologico, ben pochi altri diavoli cinematografici sanno essere terribili come i deaditi di questo rinnovato franchise, il che si sposa bene con le finalità del regista: “Voglio che le persone si sentano fisicamente esauste quando lasciano il teatro, come se avessero vissuto un viaggio emotivo e intenso” (IMDb.com). Ultimissima nota superflua ma sentita: forse, arrivati al 2026, la distribuzione italiana potrebbe ardire di mandare nelle sale i film stranieri con i loro titoli originali, ed evitare queste titolature italiane da scuola elementare differenziale. Ah, dimenticavo: c’è una scena finale post crediti.
TRIVIA
Sébastien Vanicek (1989) dixit, a proposito di com’è stata la collaborazione con Sam Raimi, qui produttore: “È stato piuttosto semplice perché, in pratica, ho scritto il film come se fosse mio, come se non facesse nemmeno parte di una saga. Sam mi ha concesso tutta la libertà di cui avevo bisogno. Era lì nel caso avessi avuto domande ed era lì nel caso avessi avuto bisogno di qualcosa. Dopo aver scritto la sceneggiatura, ho avuto un incontro con lui durante il quale abbiamo letto insieme l’intera sceneggiatura e poi mi ha fatto delle domande, per assicurarsi di aver capito il film e cose del genere. Si è comportato con grande classe in ogni cosa, concedendomi la libertà di cui avevo bisogno. È stato un rapporto da regista a regista, in cui mi ha dimostrato di fidarsi di me.” (Reddit.com)
⟡ Quando Alice sta cercando nella scatola dei potenziali pugnali kandariani, il primo coltello recuperato è una replica del pugnale usato in la Casa 2 (1987).
⟡ La scena post-credit con Alyssa Sutherland è stata realizzata per richiesta della produzione. Il regista ha spiegato che non sapeva cosa volessero farne, cosa c'è nell’eventuale prossimo film e se la Sutherland sarà presente o meno. Ad ogni modo, per quella scena si ritorna alle pompe funebri viste all'inizio del film, dove la giovane figlia del manager trova un'urna di ceneri non reclamate etichettata Ellie Bixler, la Deadite di la Casa - Il risveglio del male (2023).
⟡ Sébastien Vanicek ha dichiarato che gli era stato richiesto di tagliare una sequenza grafica, in cui Joseph picchia la deadite Thya (Luciane Buchanan) con una porta della lavastoviglie rotta, per evitare una classificazione NC-17 e assicurarsi una classificazione R per l'uscita nelle sale. La scena originale era molto più lunga di come vediamo, aveva più primi piani ed era ancora più intensa, ma resta comunque decisamente brutale anche nella versione purgata. Nel primo montaggio, ad esempio, si avevano la bellezza di 35 colpi in testa e in primo piano. Il team degli effetti speciali ha creato un calco della testa dell'attrice ma per il corpo si è usata una sex doll a grandezza naturale; questa soluzione era più economica del realizzare un calco anatomico completo dell’attrice.
⟡ Per ottenere l'effetto di bere cera, l'equipaggio ha scavato uno spazio vuoto all'interno della candela ma ha lasciato acceso un vero stoppino al centro. Hanno quindi riempito l'area scolpita con un frullato che Luciane Buchanan ha bevuto durante la scena.
⟡ Quando il cadavere è nel seminterrato, viene mostrato un ragno, probabilmente un cenno al precedente film di Sébastien Vanicek, Vermin.
⟡ Una foto di Bruce Campbell può essere vista accanto alle foto di famiglia in prossimità delle scale. Inoltre, l'immagine adiacente contiene «The Classic», una Oldsmobile Delta 88 Royale del 1973 che è apparsa in molti film di Sam Raimi.
⟡ Sébastien Vanicek ha descritto la caratterizzazione dei Deadite, differenziando le creature dai convenzionali antagonisti demoniaci: «Avevo bisogno di rimanere in contatto con ciò che rende questi demoni diversi da quelli de l'Esorcista. Sono intelligenti. Stanno giocando con te. Quando parlavo con gli attori, dicevo loro: «Comportatevi come animali». Ognuno di questi Deadites ha uno stile di combattimento completamente diverso». Le esibizioni dei Deadite risultanti sono state caratterizzate da trasformazioni della pupilla con deturpazioni protesiche minimizzate e stati di possessione intermittenti.
⟡ Per la sequenza in bagno in cui un Deadite trascina Alice sul soffitto, Sébastien Vanicek non ha usato un tradizionale set rotante a causa dei vincoli di budget, affidandosi invece a impianti di cablaggio collegati agli stuntman e a una macchina da presa rotante a 360 gradi gestita da un team composto da più persone.
⟡ Polly, l'anziana nonna della famiglia, la cui trasformazione in una Deadite offre un umorismo inaspettatamente contorto, era un’attrice molto più giovane dei 90 anni che doveva simulare. Questo perché il regista aveva bisogno di una donna che, comunque, avesse una certa elasticità nei movimenti.
⟡ Per quanto brutale possa essere il film, regista Sébastien Vanicek afferma che l'autenticità contava tanto quanto il valore dello shock. Quando possibile, tutto è stato fatto con protesica, tranne, ovviamente, i buchi in testa e il mostro finale. In entrambi i casi, comunque, non sono state usate controfigure digitali ma si è provveduto a truccare gli attori con aree verdi per le sottrazioni del green-screen. Stessa cosa per il fuoco: non è digitale perché il regista voleva un effetto realistico. La gestione di un incendio di quella portata è stata una sfida notevole per la troupe e per le riprese anche a motivo dell'illuminazione.
⟡ Luciane Buchanan ha descritto settimane di preparazione per il poggiatesta del seggiolino auto conficcato sul viso di Thya, un impianto protesico costruito con magneti attaccati alla gola. Peraltro, la sequenza dello scontro in auto è nata da una sessione di brainstorming inaspettatamente semplice, secondo il regista Sébastien Vanicek: «La lotta automobilistica è stata importante per me perché amo questo tipo di scene. Subito dopo cena, volevo una scena decisiva, qualcosa di veramente intenso per il pubblico. Con il mio cosceneggiatore, Florent Bernard, stavamo guardando le nostre auto e pensando: «Cosa useremmo se combattessimo contro le tigri nella nostra macchina?» Ci sono venute in mente una serie di armi folli solo perché stavamo pensando al modo più folle di combattere qualcosa. Il poggiatesta era una di queste».
⟡ Nel climax finale viene inquadrata una motosega, evidente richiamo all'arma usata da Ash nei film precedenti, ma Alice, invece, userà un martello pneumatico. Il regista Sebastien Vanicek ha descritto la sostituzione come una deliberata inversione della convenzione sui boss finali del franchise, rendendola la prima puntata cinematografica, dopo il terzo film del franchise uscito nel 1992, a omettere una motosega nel culmine dell’azione.
⟡ Mentre parla di come «non sia niente senza la sua famiglia», Susan indica un candelabro che ha scolpito sulla base del mito greco di Niobe. Niobe è notoriamente morta di dolore dopo l'uccisione dei suoi figli.
⟡ Una scena che ha colto di sorpresa i fan, anche perché inusuale nei film, è l’uccisione del cane. Sébastien Vanicek sapeva esattamente che tipo d'impatto ciò avrebbe avuto sul pubblico: «Se non lo fai in Evil Dead, in quale film lo fai? Questi sono i film più folli, selvaggi e fondamentalmente malvagi. Non ci sono limiti, non posso avere limiti!»
Fast rating
Titolo originale
Evil Dead Burn
Regista:
Sébastien Vaniček
Durata, fotografia
109', colore
Paese:
USA
Anno:
2026
Generi e Temi
Satanic & Possession, Demoniaco, Donna, Splatter, Cursed & Killer Objects, Body Horror
Scritto da Exxagon nel novembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0