Scappa - Get Out
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Voto:
Il giovane fotografo afroamericano Chris Washington (Daniel Kaluuya) accompagna la fidanzata Rose Armitage (Allison Williams) nella villa di famiglia per conoscere i genitori di lei. Rose minimizza le preoccupazioni di Chris circa il colore della sua pelle, dato che suo padre Dean (Bradley Whitford), neurochirurgo, è un liberale democratico e la madre Missy (Catherine Keener) è una stimata psicoterapeuta. Chris, pur rassicurato, percepisce fin dal primo istante qualcosa di stonato: l'accoglienza è fin troppo calorosa, quasi esibita. Ancora più inquietante è il comportamento della servitù nera della tenuta; il giardiniere Walter e la governante Georgina mostrano sorrisi plastificati e movenze meccaniche che lasciano intendere che siano vittime di qualche procedimento ipnotico, al quale Missy vorrebbe sottoporre anche Chris per aiutarlo a smettere di fumare. Sarà l'amico Rod (Lil Rel Howery), unica voce della ragione rimasta nel mondo reale, a intuire l'orrore che si cela dietro la rispettabilità borghese degli Armitage.
LA RECE
Horror sociologico che aggiorna Indovina chi viene a cena? in chiave paranoide, narrandoci del razzismo educato delle élite progressiste anziché quello stereotipato. Inventivo nel rileggere tropi e narrative filmiche già espresse, e ben controllato dall'esordiente Peele, il film è anche un tot sopravvalutato con un finale didascalico che tradisce le sottigliezze della prima parte. Validissimo thriller ma l'Oscar appare eccessivo.
Quando, nel 2017, Jordan Peele, noto al pubblico americano per i suoi sketch comici "Key & Peele", annunciò il passaggio dietro la macchina da presa con un horror, molti espressero dubbi. Non che Peele stesso fosse pienamente fiducioso del progetto, il quale, infatti, venne inizialmente sviluppato come prodotto da “tenere per sé”. L’idea era realizzare un horror mai visto in precedenza, ovvero un film che usasse i codici del genere per radiografare le storture del razzismo contemporaneo. Il risultato è andato ben oltre ogni rosea aspettativa, con un Jordan Peele divenuto il primo afroamericano a scrivere, produrre e dirigere un film d'esordio che ha incassato oltre 200 milioni di dollari al botteghino mondiale, ad essere candidato a quattro Oscar e a vincerne uno per la miglior sceneggiatura originale, cosa che per un horror non è affatto facile. Peele dichiara apertamente i suoi debiti: il punto di partenza è il capolavoro di Stanley Kramer del 1967, Indovina chi viene a cena, ma il meeting interrazziale viene trasformato in un incubo che parte da Rosemary's Baby (1968) e arriva fino a la Fabbrica delle mogli (1975). Se nel film di Kramer la tensione nasceva dallo scontro generazionale sull'accettazione del "diverso", qui l'orrore sta proprio nell'accettazione ostentata: i liberali progressisti della famiglia Armitage non discriminano i neri, li desiderano, nel senso più letterale e inquietante del termine, e, in questa assimilazione, ancora una volta, realizzano il paradigma del razzismo, ovvero marginalizzare e subordinare. Il sottotesto è, perciò, decisamente più affilato di quanto ci si potrebbe attendere da un horror sociologico: Get Out non prende di mira il razzismo stereotipato da Klu Klux Klan del profondo Sud, bensì quello educato delle élite costiere, fatto di complimenti ambigui ("sei geneticamente superiore"), curiosità morbose e un paternalismo che nasconde una volontà di possesso. Si tratta, in effetti, dello stesso meccanismo che Brian Yuzna esplorò nel grottesco Society (1989), ma, qui, Peele lo declina con maggiore eleganza formale, costruendo un crescendo di micro-aggressioni che suonano familiari a chiunque abbia vissuto situazioni di discriminazione velata, fino all’efficace e metaforico Luogo Sommerso (the Sunken Place) nel quale viene inabissato Chris in trance, un luogo in cui si viene segregati senza possibilità di ascolto. La prima parte del film funziona in modo decisamente intrigante, con eventi ominosi (il cervo travolto) che sono simboli di cose che si riveleranno dopo (cfr. Hereditary - Le radici del male, 2018). Il ritmo è quello del thriller psicologico, con un accumulo di dettagli fuori posto: una frase di troppo, uno sguardo fisso, il giardiniere che corre nella notte come un automa impazzito. Indipendentemente dal colore della nostra pelle, è impossibile non sperimentare l'estremo disagio del protagonista. Kaluuya risulta perfetto nel ruolo dell'outsider che intuisce la trappola ma non riesce a fuggirne, limitandosi al confronto telefonico con l’amico Rod, le cui battute non solo colgono il senso dell’orrore, pur facendo capo a stereotipi, ma diventano anche commento meta-testuale sugli stereotipi dell’horror, in cui le minoranze sono generalmente le prime vittime. Anche vero che la sua ironia, nel contesto di un dramma orrorifico, potrebbe un po’ stonare. D’altra parte, Get out è meno perfetto di quanto l’Academy abbia voluto premiare. La parte terminale del film, più dinamica e piena di cliché, mostra una deriva didascalica e da medical horror che cozza un po’ con le sottigliezza del paranoia-movie polanskiano che Get out sembrava essere fino a pochi minuti prima. Soprattutto, non riesco a non pensare che il suo messaggio antirazzista, condivisibile senza se e senza ma, abbia comunque fatto breccia nel cuore dei critici di mezzo mondo confermano, peraltro, gli assunti falso-buonisti descritti nel film stesso. Get out, insomma, pur non ha scampato il rischio di sopravvalutazione, nondimeno ha la qualità di una certa rilettura inventiva di vecchie narrative filmiche ed un controllo tecnico da parte di Peele che pochi registi esordienti hanno saputo coniugare con altrettanta efficacia intrattenimento e riflessione, genere e impegno civile. Validissimo horror-mystery, o elevated horror, quindi, sì, se vi sono piaciuti film quali Invasione degli ultracorpi (1956) o il più prossimo the Skeleton key (2005), ma Oscar anche no.
TRIVIA
Jordan Peele (1979) dixit: “L'oscurità, il silenzio e la paura dell'ignoto mi hanno perseguitato. La paura della morte è quella più grande, giusto? Penso che la commedia e l'horror siano entrambi modi per affrontare la crisi esistenziale derivante dalla consapevolezza che il modello di vita a cui siamo così abituati un giorno verrà spezzato e non sappiamo cosa succederà dopo.” (IMDb.com)
⟡ Peele ha riferito di aver scritto più di 200 bozze per il film prima di arrivare alla sceneggiatura utilizzata per la produzione finale.
⟡ Il titolo è anche un riferimento a ciò che spesso sente gridare dal pubblico di colore mentre guarda i film horror: urlare a un personaggio "Scappa!". In questo film sia Rod che Andre lo dicono a Chris.
⟡ Daniel Kaluuya ha ottenuto il ruolo da protagonista immediatamente, ripetendo cinque volte una scena chiave e riuscendo a piangere a comando esattamente nello stesso momento in ogni ripresa.
⟡ Il musicista Chance the Rapper è rimasto così colpito dal film che ha acquistato tutti i biglietti di alcune sale cinematografiche dell'area di Chicago affinché le persone potessero vederlo gratuitamente. In uno dei suoi tweet al riguardo, ha scritto: "Basta presentarsi con un documento d'identità e godersi il film".
⟡ L'inizio del film è in parte ispirato all'inizio di Halloween - La notte delle streghe (1978) che Jordan Peele ha descritto come “una sovversione del quartiere bianco perfetto".
⟡ L’agenzia TSA per la quale lavora Rod (Lil Rel Howery) è la Transportation Security Administration, un'agenzia del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, impiegata nella sicurezza delle reti di trasporto in USA, nata dopo gli eventi dell'11 settembre 2001, ed opera davvero nell’antiterrorismo dato che sopraintende il lavoro aeroportuale della Federal Air Marshal Service.
⟡ Jordan Peele ha affermato che la scena in cui Walter (Marcus Henderson) corre a tutta velocità verso Chris (e il pubblico) è un omaggio al potere della profondità nei film. Ha citato Intrigo internazionale (1959) come esempio di questa tecnica, affermando: "Qualcuno che corre verso di te o in tua direzione provoca una reazione viscerale e fisica nel pubblico".
⟡ Quando e Peele è stato chiesto se la Universal Pictures avesse richiesto un sequel di questo film, ha risposto: "Certo che sì. È stata la prima cosa che hanno detto. Onestamente, sono disponibile ma non farò un sequel solo per guadagnare soldi. Se sarà la cosa giusta, se mi sembrerà una buona idea e se penserò di poter superare l'originale, lo farò".
⟡ Il tema musicale principale, "Sikiliza Kwa Wahenga", è stato cantato in swahili, ad eccezione della parola inglese "brother" (fratello), che secondo il compositore Michael Abels aveva un significato speciale e universale tra la popolazione di colore, tale da non necessitare di traduzione. Secondo Abels, le voci nella canzone rappresentano le anime degli schiavi neri e delle vittime dei linciaggi che cercano di avvertire Chris di scappare. La traduzione del testo è: "Fratello, scappa! Ascolta gli anziani. Ascolta la verità. Scappa! Salvati".
⟡ Pare che Lil Rel Howery abbia improvvisato la maggior parte delle sue battute divertenti.
⟡ Durante la stesura della sceneggiatura, Jordan Peele ha tratto grande ispirazione dallo stile e dal tono della serie televisiva britannica Psychoville (2009-2011) alla quale ha partecipato Daniel Kaluuya.
⟡ La decisione di girare il film a Fairhope e Mobile, in Alabama, è stata presa all'ultimo minuto ed è stata resa necessaria dai tagli al budget. Peele riferisce: "Avevamo intenzione di girare questo film qui a Los Angeles fino a circa un mese prima dell'inizio delle riprese, poi ho ricevuto una telefonata nella quale mi è stato detto che dovevamo trovare un altro posto per motivi fiscali. È stata una svolta inaspettata e una vera lezione sul fatto che a volte le benedizioni arrivano in modi strani. Perché penso che il film sia proprio quello che doveva essere. Penso che potrebbe essere un film migliore di quello che avremmo realizzato qui a Los Angeles. Inoltre, è stata una grande lezione sul fatto che si può superare l'insormontabile".
⟡ Il regista ha sottolineato che la storia non deve essere intesa come ambientata in Alabama o in qualsiasi altro luogo del Sud: “Per me era davvero importante che i cattivi di questo film non riflettessero il tipico personaggio dei red state, solitamente etichettato come razzista. Mi sembrava troppo facile. Volevo che questo film esplorasse il falso senso di sicurezza che si può provare con il tipo di persona liberale di New York'."
⟡ Questo è il sesto film horror candidato all'Oscar come miglior film, dopo l'Esorcista (1973), lo Squalo (1975), il Silenzio degli innocenti (1991), il Sesto senso (1999)e il Cigno nero (2010). Di questi sei, solo il Silenzio degli innocenti ha vinto la statuetta. Oltre a questo, Jordan Peele è stato il quarto sceneggiatore afroamericano a essere candidato all'Oscar per la migliore sceneggiatura originale. I precedenti candidati erano: Suzanne De Passe per La signora del blues (1972), Spike Lee per Fa' la cosa giusta (1989) e John Singleton per Boyz n the Hood - Strade violente (1991); Peele è stato il primo a vincere il premio. E, ancora, con le sue tre nomination agli Oscar 2018, Jordan Peele è diventato il primo afroamericano ad essere nominato per il Miglior film dell’Anno, la Sceneggiatura e la Regia, nello stesso anno.
⟡ Il poster cinematografico in bianco e nero che mostra un primo piano ritagliato degli occhi del protagonista è un riferimento invertito al poster di L'odio (1995). Entrambi i film offrono una riflessione contemporanea sull'appropriazione culturale, l'emarginazione e il razzismo.
⟡ Rotten Tomatoes ha nominato Get Out come il film più apprezzato del 2017. D’altra parte, Il 2017 è stato il primo anno in assoluto in cui il genere horror ha raggiunto 1 miliardo di dollari di incassi al botteghino statunitense grazie, soprattutto, agli incassi combinati di It (2017), Split (2016), Annabelle 2: Creation (2017), Saw: Legacy (2017) e Auguri per la tua morte (2017).
Fast rating

Titolo originale
Get Out
Regista:
Jordan Peele
Durata, fotografia
104', colore
Paese:
USA, Giappone
2017
Scritto da Exxagon nel gennaio 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

