Noi
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Voto:
1986. Durante una serata al luna park di Santa Cruz, la piccola Adelaide si allontana dai genitori e penetra in un'attrazione degli specchi; lì, si ritrova faccia a faccia con una propria replica identica. Decenni più tardi, Adelaide (Lupita Nyong'o), ormai adulta e sposata con l'affabile Gabe (Winston Duke), torna a Santa Cruz con i figli Zora (Shahadi Wright Joseph) e Jason (Evan Alex) per le vacanze estive, frequentando in spiaggia gli amici di famiglia Kitty (Elisabeth Moss) e Josh Tyler (Tim Heidecker). Quando cala la notte, quattro figure in tuta rossa appaiono immobili nel vialetto della loro casa: sono i doppelgänger dei Wilson, guidati da Red (Lupita Nyong'o), doppio sinistro di Adelaide, che annuncia con voce roca e spezzata di essere venuta per prendere ciò che le spetta. Inizia, così, un incubo che supera i confini della famiglia: un esercito di duplicati sta emergendo dal sottosuolo per rimpiazzare le persone originali.
LA RECE
Secondo film di Peele, Noi declina il tema del doppio in allegoria nazionale. Formalmente impeccabile e sorretto da una tensione che raggiunge il culmine nella sequenza dell'irruzione domestica, il film paga un prezzo alla propria ambizione simbolica, lasciando aperte troppe questioni narrative.
Dopo il clamoroso successo di Scappa - Get out (2017), opera prima che valse a Peele l'Oscar alla sceneggiatura originale, al regista non restava che fare una scomodissima cosa: confermare le aspettative. Ci provò con questo Us, Noi qui da noi, declinando il tema del doppio in chiave sociopolitica, con un'ambizione di scala assai superiore a quella del predecessore che si “limitava” a rileggere la Fabbrica delle mogli (1975) attraverso il prisma del razzismo. Con Noi, Peele punta all'allegoria nazionale: i Tethered, creature simmetriche “al guinzaglio” - questa la traduzione del loro nome - condannate a un'esistenza sotterranea, incarnano il rimosso collettivo americano, quella parte di società cui è stato negato l'accesso alla luce. La struttura narrativa segue un andamento a doppio registro. Il primo atto dedica ampio spazio alla normalità degli Wilson, costruita con una precisione quasi etnografica: le dinamiche generazionali tra padre e figli, le lamentele adolescenziali, le rivalità tra vicini di casa. Peele sa che l'orrore è tanto più efficace quanto più il terreno che devasta appare familiare, ed è per questo che la home invasion dei doppelgänger funziona come il vertice di tensione del film: una sezione di buon profilo tecnico fra montaggio incrociato e uso del controluce. Il limite del film coincide, tuttavia, con la sua ambizione allegorica. Peele semina simboli con generosità - il versetto di Geremia 11:11, i conigli, il riferimento ad Hands Across America - ma il sistema di significati che ne risulta resta deliberatamente aperto, forse troppo. La mitologia dei Tethered solleva interrogativi che la sceneggiatura non sembra interessata a risolvere: il meccanismo di duplicazione generazionale, così come la logica interna dell'insurrezione. Il colpo di scena finale, poi, risulta prevedibile per chi abbia familiarità con il filone dei body snatchers (cfr. Terrore dallo spazio profondo, 1978) e introduce contraddizioni retroattive nel comportamento dei personaggi. C'è la sensazione che Peele privilegi la potenza della metafora rispetto alla coerenza del racconto, fidandosi del fatto che il peso del messaggio sia sufficiente a reggere le crepe della struttura. D’altra parte, sul piano formale, il film è apprezzabile. La fotografia di Mike Gioulakis, già responsabile delle geometrie inquiete di It Follows (2014), gestisce bene gli spazi, soprattutto quelli stretti. I riferimenti cinefili sono disseminati con intelligenza: dall'avvicinamento in macchina alla casa di vacanza che richiama Shining (1980); la tecnica di ripresa detta 'diottria divisiva', o split-diopter shot, marchio di fabbrica depalmiano (cfr. Carrie - lo sguardo di Satana, 1976); lo scontro fra gemelle del finale che dialoga con Il Cigno nero (2010). Peele, inoltre, puntella il suo horror e di una vena ironica che va da Mamma, ho perso l'aereo (1990), alla gag sul conteggio delle uccisioni. Nyong'o porta sullo schermo una dualità di buon livello recitativo: Adelaide è uno sguardo smarrito che cerca di tenere a bada un trauma mai elaborato; Red è un corpo fluido e minaccioso, la voce ridotta a un sussurro graffiante che l'attrice ha modellato ispirandosi alla disfonia spasmodica, un disturbo neurologico reale. Noi resta un'opera che funziona meglio nelle sue parti che nella somma complessiva: singole sequenze d'impatto notevole al servizio di un'architettura narrativa che non sempre regge lo scrutinio logico. Eppure, proprio questa incompiutezza costituisce parte del fascino di un film che sopravvive allo spegnimento dello schermo e si trasforma in oggetto su cui si torna a riflettere. Non male, quindi, ma, personalmente, dopo averlo visto due volte, sento che non avrò bisogno di una terza visione, cosa che, secondo i miei parametri di appassionato, non è cosa positivissima.
TRIVIA
Lupita Amondi Nyong'o (1983) dixit: “Mia madre mi diceva: «La bellezza non si mangia. Non ti nutre». E queste parole mi tormentavano e mi infastidivano; non le capivo fino a quando finalmente capii che la bellezza non era qualcosa che potevo acquisire o consumare, era qualcosa che dovevo essere.” (IMDb.com).
⟡ «I Got 5 On It» del duo rap hip-hop Luniz, è la canzone contenuta nel trailer del film americano e remixata in diverse scene del film. La canzone è stata pubblicata nel maggio 1995. È stato certificato disco di platino nell'ottobre 1995 e mia personale canzone cult degli anni '90, con anche momenti di pomiciate micidiali con la fidanzatina del tempo ("sta musica me ricorda un sacco de cose, un sacco de donne" cit.). "I got five on it" indica una persona disposta a versare 5 dollari per l'acquisto di una bustina da 10 dollari di marijuana, come dire "Io c'ho messo 5 euro...". L'uso di questa canzone nel film non è causale: i 5 dollari messi da due persone, proprio come le forbici e la ripetizione del numero 11 nel film, è una combinazione di due elementi che formano un tutt'uno, proprio come gli stessi Tethered.
⟡ Jordan Peele ha dato al cast 11 film dell'orrore da guardare in modo che avessero «un linguaggio condiviso» durante le riprese: lo Squalo (1975), l'Altro delitto (1991), Shining (1980), Babadook (2014), It Follows (2014), Two sisters (2003), gli Uccelli (1963), Funny games (1997), Martyrs (2008), Lasciami entrare (2008) e il Sesto senso (1999).
⟡ La parola sulla felpa di Zora significa «coniglio» in vietnamita.
⟡ Lupita Nyong'o ha basato la voce di Red su Robert F. Kennedy Jr. e in particolare sulla disfonia spasmodica di cui soffriva.
⟡ Come per il film Ragazzi perduti (1987), molte scene si svolgono sul lungomare di Santa Cruz Beach. A quel film si fa persino un riferimento occulto quando la madre di Adelaide (Anna Diop) dice: «Sai, stanno girando un film laggiù vicino alla giostra»
⟡ I realizzatori non hanno avuto bisogno di lavorare molto sul Santa Cruz Beach Boardwalk, poiché molti giochi e giostre sono originali che risalgono agli anni '10. Inoltre, c'è un sistema di tunnel sotterranei sotto il lungomare, anche se è usato principalmente per lo stoccaggio e come riparo in caso di emergenza. Non c'è, però, una sala degli specchi (come si vede nel film) sulla spiaggia.
⟡ A Duke Nicholson, che nel film copre i ruoli di Danny e Tony, il regista Jordan Peele chiese di recitare ispirandosi a Lloyd il barista di Shining (1980), non rendendosi, in quel frangente, che Duke è il nipote di Jack Nicholson.
⟡ Le parole "Get Out", titolo del precedente film di Peele, possono essere viste scolpite sui lati dell'ingresso della sala degli specchi.
⟡ Il versetto biblico che ricorre più volte nel film (Geremia 11:11) recita: «Perciò così dice il Signore: “"Perciò, così parla l'Eterno: Ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò».
⟡ Durante le riprese al Santa Cruz Beach Boardwalk, le giostre erano tutte piene di manichini, poi la CGI è stata utilizzata per creare persone in movimento.
⟡ A Jason Blum, che aveva prodotto Peeleil per Get Out, venne chiesto di produrre anche questo film. Poiché la Blumhouse, la sua casa di produzione per pellicole a budget moderato, non poteva affrontare una sepsa simile (20 milioni di dollari), la Universal Pictures lo assunse in ruolo di produttore una tantum.
⟡ Quando Jason si «perde» sulla spiaggia, molte delle riprese replicano scene de lo Squalo (1975), durante scene simili sulla spiaggia. Jason indossa persino una maglietta con la scritta «Jaws».
⟡ Il film ha incassato 71 milioni di dollari nel weekend di apertura negli Stati Uniti, l'incasso più alto di sempre per un film horror originale.
⟡ La ripresa dall'alto dei Wilson che guidano verso la casa per le vacanze, insieme al linguaggio sincronizzato e ai modi di fare dei gemelli, è un riferimento a Shining (1980).
⟡ Ironia della sorte, il nome dell'inutile assistente virtuale dei Tylers, Ophelia, deriva dal greco «ophéleia», che significa «aiuto».
⟡ La presenza dei conigli bianchi, la sala degli specchi e le tute rosse indossate dai Tethered sono tutti riferimenti ad Alice nel Paese delle Meraviglie. La sala degli specchi in particolare rappresenta «attraverso lo specchio» mentre gli abiti rossi rappresentano la Regina Rossa, la cattiva della storia.
⟡ La partita di baseball è in parità (11-11) e una squadra è il Minnesota. La squadra del Minnesota si chiama Twins.
⟡ Mentre i Wilson sono a casa dei Tyler, Jason mangia una ciotola di Froot Loops; un riferimento a una scena del precedente film di Jordan Peele, Get Out, in cui un personaggio mangia i Froot Loops.
⟡ Il fast food in cui mangia la famiglia si chiama «Copperpots», un omaggio a Chester Copperpot, il leggendario cacciatore di tesori di I Goonies (1985).
⟡ Tra i tatuaggi di Josh Tyler c'è un paio di corna, una su ogni braccio, un altro riferimento al film Get Out.
⟡ Nella scena iniziale in cui viene trasmesso lo spot pubblicitario di "Hands Across America", sullo scaffale a sinistra del televisore si vedono delle videocassette VHS di C.H.U.D. (1984) e I Goonies (1985) e una copia di Uomini veri (1983) si vede nel seminterrato. C.H.U.D. parla di creature sotterranee e I Goonies si svolge principalmente in tunnel sotterranei.
⟡ Il film è stato girato in tre mesi, di cui sei settimane in una casa appositamente modificata a Pasadena.
⟡ C'è un personaggio di nome Nancy il cui doppelgänger si chiama Syd. Questo è un riferimento a Sid Vicious e Nancy Spungen.
⟡ L'armadio dei Wilsons include il gioco «Indovina chi», un classico gioco da tavolo che richiede ai giocatori di abbinare la faccia identica della carta scelta dall'altro giocatore.
⟡ Jason, il nome del figlio, è un riferimento a Jason Voorhees di Venerdì 13 (1980), del quale, peraltro, indossa la maschera.
⟡ Le forbici usate dal doppelgänger nel film sono un riferimento sia al film coreano Two Sisters (2003) sia al film L'altro delitto (1991), in cui viene mostrato un vecchio paio di forbici.
⟡ Quando la giovane Adelaide entra nella sala degli specchi nel 1986, viene chiamata “Foresta della ricerca della visione dello sciamano”. Quando i Wilson visitano la stessa spiaggia nel 2018 (intorno al minuto 23), è stata ribattezzata “Foresta di Merlino”, anche se gli altri elementi esterni e interni sembrano essere rimasti invariati. Questo riflette il cambiamento culturale avvenuto tra gli anni '80 e gli anni '10. Mentre nel XX secolo era normale usare simboli dei nativi americani per dare un nome a istituzioni (squadre sportive, campi estivi, fornitori militari, ecc.), il XXI secolo ha visto un'ondata di pressioni per modificare queste convenzioni di denominazione, rifiutando l'appropriazione culturale.
⟡ I titoli di coda ringraziano in particolare due registi americani: Paul Thomas Anderson e Steven Spielberg. Entrambi hanno legami con il mondo dell'orrore. Quando Anderson era un ragazzino, suo padre organizzò uno spettacolo horror a tarda notte a Cleveland. Spielberg ha scritto e prodotto Poltergeist - Demoniache presenze (1982), un film su una famiglia perseguitata da una serie di fantasmi demoniaci che si impossessano di una bambina.
Fast rating

Titolo originale
Us
Regista:
Jordan Peele
Durata, fotografia
116', colore
Paese:
USA
2019
Scritto da Exxagon nell'aprile 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0

